Aumentano in Italia gli hotel di catena: ecco i maggiori gruppi alberghieri e le loro prospettive di crescita
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Nell’arco dell’ultimo decennio le catene alberghiere presenti in Italia (brand nazionali e internazionali) hanno più che raddoppiato il numero di camere, passando dal 6% del totale registrato nel 2003 all’attuale 14%, pari a circa 148mila camere. E nell’ambito del graduale processo di riqualificazione dell’offerta alberghiera nazionale le catene continueranno nei prossimi anni, seppur lentamente, a espandere la propria portata, con la previsione di raggiungere il 15% delle camere nel prossimo biennio.

La panoramica sui gruppi alberghieri e le loro prospettive di crescita arriva da Hotel Chains in Italy 2016, studio realizzato da Horwath HTL in collaborazione con Confindustria Alberghi e RES-STR Global che è stato presentato giovedì scorso in BIT durante una tavola rotonda di confronto fra catene alberghiere, agenzie di eventi e convention bureau organizzata da Qualitytravel.

Secondo lo studio, che ha mappato meticolosamente tutti brand dell’hotellerie presenti in Italia con almeno 5 strutture, l’espansione delle catene segna l’avvicinamento dell’offerta agli standard europei, o per lo meno a quelli dei paesi a maggiore capacità alberghiera: l’Italia, con i suoi 33mila hotel, è il terzo paese per numero di strutture dopo Regno Unito e Germania, seguita da Francia e Spagna, ma è quello dove la penetrazione delle catene è minore: in Italia solo il 4,1% degli alberghi è di catena, contro il 40% del Regno Unito, il 28% della Spagna, il 23% della Francia e l’11% della Germania.

“Il trend italiano è quello di una lenta ma costante riqualificazione del patrimonio alberghiero” ha commentato il presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi
Giorgio Palmucci. “Nell’ultimo decennio sono diminuiti del 32% gli hotel a 1 e 2 stelle, ormai fuori mercato, mentre sono aumentati quelli a 4 e 5 stelle, più in linea con le aspettative del crescente incoming internazionale. Ed è su questo segmento che le catene hanno maggiore potenziale di penetrazione”.

“La crescita della presenza delle catene non è un fattore positivo in sé e per sé”, ha commentato Giorgio Ribaudo di Horwath HTL presentando la ricerca, “ma è una delle prove del processo di rigenerazione del sistema alberghiero italiano. Le catene possono portare beneficio ad alcune destinazioni e in specifici segmenti di offerta, soprattutto quando rinnovano e riposizionano quanto già esiste. E l’aumento della componente estera nella domanda alberghiera allo stesso tempo causa e conseguenza della maggiore attenzione delle catene internazionali verso l’Italia”.

A oggi, gli hotel di catena in Italia sono 1.361 e hanno una capacità media di 109 camere, contro le 33 della media alberghiera nazionale, con una netta prevalenza fra le strutture di fascia alta: sono di catena, infatti, il 49% delle camere a 5 stelle esistenti in Italia, il 30% di quelle a 4 stelle e il 5% di quelle a 3 stelle. Il 60% delle camere di catena fa capo a brand italiani e il 40% a brand internazionali. La più alta concentrazione di alberghi di catena si trova a Roma, Milano, Firenze e Venezia, che insieme ne detengono più di un terzo. Interessante anche il modello di business degli hotel di catena italiani, che vede ancora prevalere le strutture di proprietà (41%) su quelle in affitto (27%) e in franchising (24), con solo una percentuale residuale (8%) di alberghi sotto contratto di management.

Infine, uno sguardo ai maggiori gruppi alberghieri (con i loro eventuali diversi brand) presenti in Italia in termini di numero di camere. Al primo posto c’è Best Western, che conta 172 alberghi e 12.523 camere, seguito da Accor con 77 alberghi e 9.953 camere e da NH Hotels, che ha 55 strutture per complessive 8.660 camere. Seguono Atahotels, InteContinental, Starwood, Hilton, Orovacanze, ITI Hotels e Starhotels.

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