Ipotesi revisione per la tassa di soggiorno: potrebbe ricadere sugli alberghi e svincolarsi dalle stelle
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Attualmente è solo il 10% dei comuni italiani ad applicare la tassa di soggiorno sui pernottamenti alberghieri, per un introito complessivo di 270 milioni di euro l’anno: numeri insufficienti per rimpinguarne le casse, soprattutto in vista di una legge di stabilità che va verso l’abolizione delle tasse sulla casa. E così spunta l’idea di rivedere la tassa di soggiorno.

Sono 3 le ipotesi a cui stanno lavorando i tecnici dei ministeri di Economia e Beni culturali per fare funzionare meglio l’imposta, riferisce il Corriere della Sera. La prima è quella di introdurre un incentivo fiscale per estenderne l’adozione anche da parte di quei comuni che non l’hanno ancora fatto. La seconda prevede di svincolare la tassa dal numero di stelle dell’albergo, fissandone invece l’importo in percentuale sul costo della camera.

La terza ipotesi che, dice il Corriere, piace al ministero dell’Economia ma non a quello dei Beni culturali, (e tantomeno piacerà agli albergatori) è quella di fare ricadere l’onere del pagamento sugli alberghi se i clienti non versano il dovuto. L’obiettivo è combattere l’esteso fenomeno dell’evasione della tassa, che si paga separatamente dal conto dell’albergo e che gli albergatori non possono (e non vogliono) obbligare i clienti a pagare. Se fossero loro a doverla pagare di tasca propria, è il ragionamento, sarebbero più attenti a esigerla dai clienti.

Ultima ipotesi, in verità pare con poche possibilità di conferma, è quella di aumentare il tetto massimo dell’imposta, già molto elevato rispetto ad altri paesi europei. In Italia si paga oggi un massimo di 5 euro per persona per notte, e a Roma nei 5 stelle si arriva fino a 7.

Pronta la reazione degli albergatori, di cui il presidente di Confindustria Alberghi Giorgio Palmucci è il primo a esprimerne le preoccupazioni: “Queste ipotesi non tengono conto che la nostra offerta turistica è esposta a una fortissima concorrenza internazionale: A Parigi l’imposta di soggiorno è di 1,5 euro e a Berlino solo di 1 euro. Il carico dell’imposta grava in via pressoché esclusiva sulle aziende alberghiere, che svolgono di fatto e senza alcuna remunerazione l’attività di agente riscossore per l’amministrazione locale”.

“Le strutture extralberghiere e gli ‘affitti brevi’ concorrono invece molto poco all’incremento del gettito o ne sono addirittura del tutto esentate” continua Palmucci. “Considerando un solo euro o anche meno per ciascun ospite che soggiorna nel nostro paese attraverso queste tipologie di ricettivo, il gettito complessivo ricavabile risulterebbe estremamente elevato”.

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