Il turismo italiano perde occupati, in crisi soprattutto il comparto alberghiero per il crollo della domanda nazionale
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Nel primo bimestre dell’anno i lavoratori occupati negli alberghi italiani sono diminuiti di quasi 2 punti percentuali, precisamente dell’1,8%, che grava soprattutto sul personale assunto a tempo indeterminato, calato dell'1,6%.

La notizia rispecchia il trend negativo delle opportunità di impiego nel turismo: gli ultimi dati Inps disponibili, relativi al 2013, parlano infatti di un calo rispetto al 2012 del 4,1% dei lavoratori dipendenti. Nel dettaglio, il comparto ricettivo, con una media annua di 222mila occupati su un totale di 957mila dell’intero settore turistico, ha accusato una flessione del 4,3%.

Il quadro emerge da Datatur 2015, pubblicazione di Federalberghi presentata durante l’assemblea nazionale dell’associazione appena conclusasi a Como. Nel corso dell’evento Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, non ha celato i timori anche per il prossimo futuro.

Secondo Federalberghi lo scenario dei prossimi mesi non si annuncia positivo per gli albergatori, limitandone quindi la necessità e possibilità di assumere personale. “Pur a fronte di un modestissimo +0,8% di presenze da gennaio ad aprile negli alberghi italiani", ha detto Bocca, "preoccupa il calo dell’1,5% registrato nei mesi primaverili che stigmatizza la gravità della crisi economica e lascia incognite in vista dell’estate”.

A incidere negativamente è soprattutto la flessione dei clienti italiani, che non sembrano essere usciti dalla recessione. “Mentre a stento la componente straniera riesce a stare a galla spaventa il crollo della clientela nazionale, dalla quale ci aspettavamo una ripresa sia sulla scia delle misure economiche adottate dalla BCE sia da quelle varate dal Governo con gli 80 euro in busta paga e l’opzione di avere sempre in busta paga l’anticipo del TFR”. Le pecche del sistema che, invece, non incentivano la presenza degli stranieri sono la difficoltà nel rilascio di visti turistici e la limitazione dell’utilizzo del contante.

La crisi alberghiera viaggia di pari passo con quella del turismo ma, sempre secondo Bocca, non mancherebbero mosse per risanarla. Una vera e seria politica del turismo sarebbe il primo passo. “Ma non basta”, precisa Bocca “perché il peso che ha raggiunto la tassazione sugli immobili nelle sue diverse componenti è ormai insostenibile. Stimiamo che nel 2014 gli alberghi italiani abbiano pagato circa 893 milioni di euro solo di Imu e Tasi”.

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