Da Expo solo un piccolo contributo al Pil nazionale, dopo l’evento il 40% delle nuove imprese rischia di chiudere
A
Si stanno ancora prendendo le misure dei risultati delle prime due settimane di evento, ma il campanello d’allarme ha già cominciato a suonare. Dopo l’Esposizione Universale, dice questo campanello, c’è il rischio che il 40% delle nuove imprese sorte per l’evento (e sono circa 10mila) possano fallire.

A dirlo è la ricerca economica Expo Milano 2015: Made in Italy alla grande? condotta da Euler Hermes, società del gruppo Allianz, secondo la quale nel 2015 l’Esposizione porterà al Pil italiano un beneficio molto limitato, quantificabile intorno al +0,1%. Nel periodo 2012-2015, l’apporto complessivo al Pil è stimato in un +0,4%, da ascrivere al turismo, grazie ai 15 milioni di visitatori, all’export, che in alcuni settori ha toccato il +10%, a una produzione extra di 6 miliardi di euro e ai circa 100mila nuovi posti di lavoro.

L’Expo, sostiene quindi Euler Hermes, sarà una delle componenti che consentiranno all’Italia una lieve ripresa dopo 3 anni consecutivi di contrazione. In particolare, uno dei suoi effetti dovrebbe essere quello di incrementare le sinergie fra le imprese italiane e quelle estere. I prodotti italiani beneficeranno infatti di una visibilità maggiore e di una crescita della domanda grazie ai numerosi turisti che acquisteranno in loco (oltre il 30% dei partecipanti infatti proverranno dall’estero, specialmente da Cina, USA, Argentina, Brasile, Turchia e Emirati Arabi). Allo stesso tempo il made in Italy arriverà fino a nuovi mercati esteri, perché i partecipanti all’Expo potrebbero diventare importatori di prodotti italiani e promuovere i servizi del Belpaese nei rispettivi luoghi d’origine. I settori con la maggiore vocazione all’export sono quelli che avranno i maggior benefici da Expo, come l’agroalimentare, il tessile, l’energia e la meccanica.

Il dopo Expo presenta però anche un rischio, che è quello del default delle imprese nate per sostenerlo. Un effetto tipico dei mega eventi, spiega Euler Hermes, è che dopo la chiusura si verifichi una caduta delle attività, particolarmente in quei settori che sembravano esserne i maggiori beneficiari nel 2015. Le iniziative di governo per far sì che il territorio continui a “vivere” dopo l’Expo saranno fondamentali, ma c’è il rischio che la diminuzione delle attività dopo la fine dell’Expo non venga compensata con altre attività.

In questo caso, Euler Hermes ritiene che il 40% delle nuove imprese possa fallire: in pericolo soprattutto quelle del settore edile, un terzo delle quali potrebbe chiudere nel 2017 a causa dell’interruzione delle attività. Il settore alberghiero e della ristorazione è meno esposto, perché dopo la chiusura dell’Expo è comunque previsto un aumento del flusso di turisti: Euler Hermes prevede che nel comparto fallirà “solo” una impresa su 10.

In totale, nel peggiore dei casi ipotizzati, 2.500 imprese potrebbero chiudere nel 2017 e 1.500 nel 2018.

Commenta su Facebook