Gli italiani promuovono con riserva gli alberghi in vista di Expo, la domanda è cosa rimarrà al paese dopo l’evento
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Gli italiani sono consapevoli dell’importanza del turismo per l’economia del paese e, in vista di Expo, danno un giudizio positivo sull’offerta ricettiva nazionale. Ma sono piuttosto scettici sull’effettivo lascito dell’evento al paese e alla sua industria turistica. Questo, in sintesi, è ciò che emerge dall’indagine che l’Associazione Italiana Confindustria Alberghi ha commissionato a ISPO con l’obiettivo di capire come gli italiani percepiscono il turismo, il comparto alberghiero e l’Esposizione Universale.

Presentata settimana scorsa da Renato Mannheimer nell’ambito della tavola rotonda Turismo e ricettività alberghiera: la situazione alle porte di Expo, la ricerca demoscopica ha rilevato che gli italiani considerano il turismo uno dei principali motori dell’economia italiana ma non vedono, da parte né dello Stato né delle Regioni, un impegno sufficiente a rilanciarlo.

L’opinione sull’offerta alberghiera, che tanta parte avrà nell’accoglienza dei visitatori in arrivo per Expo, è positiva: particolarmente apprezzate sono le strutture di fascia alta, ma il giudizio è poitico anche per gli alberghi di fascia media, le strutture termali, gli agriturismi e i B&B. Meno apprezzati sono gli alberghi economici, dove gli ambienti, l’accoglienza e i servizi non sono ritenuti in linea con le tariffe praticate. Tuttavia la promozione è con riserva: il 40% degli intervistati giudica il sistema ricettivo italiano nel suo complesso arretrato rispetto a quello degli altri paesi europei.

In tema Expo, invece, le opinioni divergono: metà degli intervistati pensa che l’evento sia un volano per il turismo italiano e l’altra metà – costituita da giovani, professionisti e persone con un elevato livello di scolarizzazione – esprime scetticismo verso le opportunità effettivamente offerte dall’Esposizione Universale. Il grande punto di domanda è sul lascito di Expo: secondo il 53% del campione non ci sono progetti per il dopo-evento e non si sa che cosa rimarrà al turismo italiano; in termini di occupazione, il 59% pensa che molte delle opportunità generate dall’evento andranno perdute dopo la sua conclusione.

“L’indagine ci conforta sull’attenzione e consapevolezza degli italiani rispetto al nostro settore”, ha commentato il presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi Giorgio Palmucci, “ma nel contempo mette in luce l’esigenza di un segnale forte da parte delle istituzioni affinché il contesto in cui operiamo possa essere più favorevole al mondo dell’impresa”. Sui vincoli “anacronistici” che condizionano le imprese turistiche è intervenuta Maria Carmela Colaiacovo, vicepresidente dell’associazione: “La ristorazione è soggetta ancora oggi a un doppio sistema di licenze che, con tutto il relativo bagaglio di burocrazia e autorizzazioni, di fatto la rendono pressoché impossibile. La capacità delle aziende di rispondere alle esigenze del mercato si scontra ancora troppo spesso con adempimenti farraginosi che contrastano con una realtà dinamica come quella turistica”.

Sulla legacy di Expo per il turismo italiano si è espresso Cristiano Radaelli, commissario straordinario dell’Enit: "In questi ultimi anni abbiamo assistito a un cambiamento della percezione del valore dell'indotto turistico, ora ritenuto una fonte primaria di sviluppo economico e creazione di opportunità di impresa e lavoro. Ciò eleva ulteriormente la necessità di un coordinamento nazionale per poter essere efficaci nella promozione dell'Italia. Expo sarà un laboratorio che non esaurirà la propria spinta progettuale allo scadere dei suoi sei mesi di durata: riconsiderare il turismo, non come un ambito a sé stante, ma come la porta di ingresso per il rilancio di tutta l’economia permetterà di coltivare i semi che sono e verranno piantati in occasione di Expo".

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