Economist: i migliori paesi del mondo dove fare business, l’Italia 48esima per capacità di attrarre le aziende internazionali
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La capacità di un paese di attrarre aziende e investimenti internazionali è strettamente correlata alle sue potenzialità come destinazione per eventi, i quali sono in prima battuta facilitatori di business e mezzo per trasmettere conoscenza e comunicazione: quanto più un paese è dinamico sul fronte delle opportunità che offre agli investitori, tanto più sarà dinamico anche sul fronte degli eventi che il tessuto economico, scientifico e imprenditoriale produrrà per veicolare quelle opportunità.

Ad analizzare 82 paesi del mondo in base all’attrattiva del proprio “ambiente di business” è l’Economist Intelligence Unit, che per stilare il report Which country is best to do business in ha utilizzato gli stessi criteri di valutazione che le grandi aziende adoperano per formulare le proprie strategie globali, basandosi non soltanto su dati “storici”, cioè riferiti al passato, ma anche sulle previsioni di performance per i prossimi 5 anni.

La classifica che ne consegue è elaborata in particolare sulla base di 10 categorie che descrivono le macro caratteristiche di un paese – situazione politica, stato dell’economia, opportunità di mercato, politiche per la competitività e la libera impresa, politiche per gli investimenti esteri, commercio estero e controllo del cambio valutario, politiche fiscali, qualità del settore finanziario, mercato del lavoro e qualità delle infrastrutture – le quali, a loro volta, sono suddivise in vari indicatori di cui l’Economist Intelligence Unit ha analizzato lo storico degli ultimi 5 anni e le proiezioni per i prossimi 5.

Emerge quindi, dal ranking 2014, che il paese migliore per fare business è la città-stato di Singapore, non a caso anche al vertice della classifica UIA (l’unione delle associazioni internazionali) per numero di congressi associativi ospitati. Al secondo posto per attrattiva che esercita sugli investitori c’è la Svizzera, seguita da Hong Kong, considerata città-stato separata dalla Cina anche se in effetti non lo è, e poi da Canada e Australia, paesi dalle economie solide con grande apertura verso i mercati internazionali.

Nella seconda parte della top ten cominciano ad affacciarsi i paesi europei: al sesto posto c’è la Svezia, seguita da Stati Uniti e Nuova Zelanda, e al nono e decimo posto, rispettivamente, Finlandia e Danimarca. Per quanto si parli del potenziale dei mercati emergenti, sottolinea l’Economist, sono le economie sviluppate di Nord America, Europa e Asia-Pacifico quelle dove è più facile fare business e che risultano più appetibili per gli investitori internazionali.

L’Italia non ha un posizionamento brillante: è al 48° posto su 82 paesi, ultima (a parte la Grecia) fra i paesi sviluppati: secondo l’Economist, infatti, paesi come Slovacchia, Cipro, Lituania, Bulgaria e Romania – solo per rimanere in ambito europeo-mediterraneo – hanno un ambiente di business più attrattivo di quello italiano.

In Europa, dice il report, la crisi economica ha minato stabilità economica e disponibilità finanziarie, impedendo ai paesi del continente di guadagnare la fascia più alta del ranking, ma la stabilità politica e l'apertura ai mercati esteri li hanno posizionati comunque, per la maggior parte, fra il 10° e il 30° posto. Nelle Americhe, gli Stati Uniti rimangono una destinazione di business indispensabile, sebbene le tematiche relative alla sicurezza, alle spesso difficili relazioni internazionali e alla contrapposizione fra i due principali partiti che rende difficile il processo legislativo ne abbiano abbassato la collocazione al 7° posto. Il paese sudamericano con la migliore performance, presente e futura, è il Cile, al 13° posto, ben più attrattivo per gli investitori internazionali del vicino Brasile, che è solo al 43° posto, o del Venezuela, all’ultimo posto del ranking.

Nell’Asia-Pacifico si assiste invece a una estrema diversificazione delle posizioni: da un lato, paesi come Singapore, Hong Kong, Australia e Nuova Zelanda dominano la classifica mondiale; dall’altro, paesi più deboli come il Bangladesh (69°) e il Pakistan (74°) esprimono il gap economico e politico che esiste all’interno del continente. Fanalino di coda è l'area Medio Oriente-Africa: mentre fra i paesi del Medio Oriente e del Golfo spiccano Israele (20°), Qatar (21°) ed Emirati Arabi (30°), il Sudafrica, economia di punta del continente africano, è al 54° posto, mentre Egitto (68°), Algeria (75°), Nigeria (76°), Kenya (77°), Libia (79°) e Angola (80°) chiudono il ranking mondiale.

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