Gli Ambassador Programme si diffondono: perché piacciono e quanti eventi portano alle destinazioni
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Funzionano, portano eventi e fatturati e generano crescenti consensi: gli Ambassador Programme, cioè i programmi con cui i convention bureau, ma anche i centri congressi, “reclutano” ambasciatori della destinazione fra i professionisti del mondo accademico, associativo e imprenditoriale del proprio territorio offrendo loro supporto strategico e organizzativo affinché candidino la destinazione presso la propria organizzazione di riferimento per ospitarne gli eventi, sono da almeno 15 anni parte integrante delle strategie di destinazione per acquisire congressi associativi, soprattutto internazionali, ma negli ultimi tempi stanno conoscendo una fase di espansione.

Due consulenti inglesi, Sue Crawley di Fire Circle e Tony Rogers di Tony Rogers Conference & Event Services, hanno condotto un’indagine su 30 destinazioni britanniche e internazionali – fra cui Singapore, Vancouver, Dubai, Sydney e Melbourne – per identificare i fattori di successo degli Ambassador Programme e quali benefici portano concretamente ai territori che li utilizzano.

Il primo dato è che, benché la maggior parte delle destinazioni vi dedichi meno di una risorsa che vi lavora a tempo pieno e un budget operativo limitato, che varia dai 6mila ai 12mila euro, l’Ambassador Programme può generare un impatto economico complessivo che varia dai 60 ai 77 milioni di euro. In media, hanno rilevato i due consulenti, ogni Ambassador Programme porta al proprio territorio 19 eventi l’anno: un bel numero, se si considera la crescente competizione fra le destinazioni per eventi.

Il programma si rivela più efficace quando le destinazioni ricercano specifici eventi open venue, cioè ai quali non è ancora stata assegnata una sede, e li legano poi a determinati professionisti locali che reclutano come ambasciatori; meno efficace è risultata invece la pratica di reclutare tanti ambasciatori senza necessariamente identificarli con eventi precisi. “Abbiamo riscontrato che molte destinazioni, anche grandi città, reputano più efficace avere pochi ambasciatori ma concretamente coinvolti in futuri congressi” dice Sue Crawley. “Infatti, l’area di attività che i convention bureau reputano maggiormente strategica nell’ambito dell’Ambassador Programme è proprio la ricerca sistematica di eventi open venue”.

Accademici, scienziati, imprenditori e professiosti sono in genere disponibili ad assumere il ruolo di ambasciatori della destinazione perché ne ricevono l’opportunità, attraverso l’organizzazione di un evento, di elevare il profilo del proprio lavoro e instaurare relazioni con i colleghi di altre città in modo più proficuo che non semplicemente facendo networking a distanza. Egualmente le università, che stanno attraversando in tutto il mondo riduzioni di budget, accolgono favorevolmente la possibilità di ospitare congressi che ne incrementino le entrate o che aprano le porte per ottenere finanziamenti a progetti di ricerca.

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