City reputation: le destinazioni dove persone e aziende vogliono (o non vogliono) andare, investire, portare eventi e business
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C’è una correlazione diretta fra la reputazione di una città e la sua prosperità economica: quando il brand di destinazione è reputazionalmente forte aumentano infatti non solo i flussi turistici (e parallelamente anche quelli legati all’incoming di eventi), ma anche gli investimenti di business, l’afflusso di talenti, la nascita di nuove imprese, le potenzialità di sviluppo per il futuro.

A comporre la reputazione di una città concorrono diversi fattori, che la società di consulenza Reputation Institute, per elaborare l’annuale City RepTrak, cioè la classifica reputazionale delle 100 principali città del mondo, ha riunito in 3 macro categorie: lo stato di avanzamento dell’economia (cioè la presenza o meno di sedi centrali di aziende multinazionali, il livello della tecnologia, la stabilità finanziaria), l’attrattiva della destinazione (la sua “bellezza” intrinseca dell’ambiente urbano, la qualità della vita, l’offerta culturale, il livello di sicurezza) e l’efficacia dell’amministrazione che la governa (contesto favorevole per fare affari, reputazione degli amminstratori locali, presenza di politiche sociali, ambientali ed economiche progressiste). Inoltre, specifica Reputation Institute, la reputazione di una città è influenzata anche dalla reputazione del paese in cui si colloca, pur se generalmente le città hanno un brand più forte dei rispettivi paesi.

Il ranking 2013, elaborato attraverso interviste a 22mila persone nei paesi del G8, vede al vertice la città australiana di Sydney, che con un salto di 3 posizioni ha scalzato Vancouver, al primo posto lo scorso anno e quest’anno scesa in 14° posizione, e al secondo posto la canadese Toronto. Il resto della top ten è composto esclusivamente da città europee (Stoccolma, Vienna, Venezia, Firenze, Edimburgo, Zurigo, Londra e Copenhagen) ponendo il Vecchio Continente in posizione predominante in quanto a reputazione delle proprie destinazioni.

Molto buone le performance reputazionali delle città italiane, cui è stato attribuito un punteggio superiore a quello dello scorso anno e che sono quindi avanzate nella classifica: Venezia al 5° posto, Firenze al 6°, Roma al 25° e Milano al 37°. “La reputazione di una città non ha niente a che vedere con la notorietà del suo brand” fa notare Fernando Prado di Reputation Institute. “Parigi (22°), New York (21°) e Tokyo (31°) sono sicuramente più note di Sydney, Toronto e Stoccolma, ma hanno una reputazione peggiore”.

In fondo alla classifica ci sono le città africane, il cui livello reputazionale complessivo è inferiore a quello degli altri continenti: in termini di singole città, chiudono la classifica Il Cairo, Nairobi, Karachi, Teheran e Baghdad. Le città delle economie emergenti stanno invece riscontrando un calo di reputazione: mentre paesi come Messico, Corea, Brasile, Indonesia e Malesia registrano punteggi in crescita, le loro città perdono appeal reputazionale.

Le città con la migliore reputazione sono quelle che riescono a mantenere un equilibrio, e un certo grado di leadership, nelle 3 macro categorie considerate, indipendentemente dalla dimensione o dal Pil generato: anzi, più la città è grande e popolosa, più difficile diventa gestirne gli aspetti reputazionali. Per questo le prime 10 città della classifica, con l’eccezione di Londra, sono tutte di medie dimensioni. “Lo studio evidenzia inoltre che gli amministratori devono concentrarsi sui rapporti con i propri stakeholder (imprese, enti, cittadini) e non solo focalizzarsi numeri dei flussi turistici”, dice Prado. Le destinazioni, infatti, sono un po' come le aziende: per curare la propria reputazione devono prima di tutto guardare ai propri processi interni.

La classifica reputazionale delle 100 principali città del mondo è disponibile sotto per il download.

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