Osservatorio Congressuale Siciliano: trend e dinamiche di mercato attraverso l'analisi di quasi 4mila eventi
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Quasi 4mila gli eventi censiti, di cui sono stati rilevati tipologia, committenti, durata, dimensioni e canali di acquisizione, oltre naturalmente a territorio e sede di svolgimento, per raccontare un anno di Sicilia congressuale. La nuova edizione dell’Osservatorio Congressuale Siciliano, realizzata come da tradizione dal Sicilia Convention Bureau in collaborazione con UniCredit, arriva quest’anno in una nuova versione, più snella in termini di dati raccolti e allineata al metodo di rilevazione nazionale utilizzato per l’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi.

I dati sono relativi al 2016 e sono stati forniti da 46 aziende (delle quali il 78% sono alberghi) che operano nel settore eventi: si tratta quindi di un’indagine a campione i cui risultati, pur se non forniscono la dimensione complessiva del mercato siciliano, danno comunque indicazioni esaustive sui trend che lo caratterizzano.

La potenzialità della destinazione e gli eventi “perduti”
La prima evidenza è la grande potenzialità della destinazione: le 46 aziende che hanno partecipato all’indagine nel 2016 hanno ricevuto complessivamente ben 11.044 richieste di eventi, che si sono tradotte in 3.856 eventi effettivamente svolti. Gli eventi non confermati, più di 7mila, sono andati “perduti” per diverse ragioni: le principali, segnalano le aziende che hanno risposto all’indagine, sono che i clienti hanno cambiato agenzia per l’organizzazione dell’evento, che le tariffe erano più alte delle aspettative e che la sede non era risultata idonea all’evento. Rispetto agli anni precedenti però, più operatori hanno indicato anche la mancanza di collegamenti diretti e l'indisponibilità delle strutture nelle date richieste.

I canali commerciali e l’evoluzione della committenza
Interessante l’analisi dei canali di provenienza delle richieste per gli eventi: se negli anni precedenti prevalevano le relazioni e i canali di vendita delle singole aziende e strutture, il 2016 ha registrato una crescita delle richieste veicolate dal Sicilia Convention Bureau (8% contro l’1% del 2015), così come l’incremento di web (29%), newsletter e social (13%), fiere (11%) ed educational e famtrip (6%) come canali di visibilità che hanno prodotto richieste per la destinazione. Cambia anche la “composizione” della committenza, che nel 2016 risulta più intermediata rispetto all’anno precedente. Le richieste dirette dei clienti finali sono scese al 35% (erano il 59%), a fronte di un incremento della quota di agenzie: il 18% agenzie siciliane, il 35% agenzie dal resto d’Italia e il 12% agenzie estere.

Il dato non rilevabile del valore economico
C’è poi il tasto dolente del valore economico degli eventi, che in Italia è molto difficile da rilevare: solo il 20% delle aziende che hanno partecipato all’indagine dell’Osservatorio siciliano ha infatti fornito dati sul fatturato diretto degli eventi ospitati/organizzati. A queste aziende fa capo il 30% degli eventi totali, che ha prodotto un fatturato superiore ai 150 milioni di euro per singola azienda.

I territori e le sedi degli eventi
La maggior parte (l’82%) degli eventi censiti sono stati organizzati nelle province di Catania e Palermo, che come – e più – degli scorsi anni risultano i territori più scelti da organizzatori e committenti di eventi, seguiti da Taormina e la zona costiera di Giardini Naxos, e poi da Siracusa, che nell’ultimo anno ha registrato un aumento esponenziale degli eventi ospitati. In termini di sedi, il mercato siciliano si conferma essere dominato dagli alberghi con sale meeting e spazi per eventi, che hanno ospitato l’80% degli eventi censiti; nelle dimore storiche se ne è svolto il 12%, mentre la percentuale residua si è distribuita fra altre tipologie di location, la cui presenza tra le fila dell’offerta risulta essere ancora piuttosto esigua.

Aumentano incentive e lanci di prodotto, cala il medico-scientifico
L’analisi dell’Osservatorio ha rilevato una prevalenza di meeting aziendali e congressi associativi, che insieme hanno costituiscono il 53% degli eventi censiti: benché sia “storicamente” questa la tipologia prevalente degli eventi che si svolgono in Sicilia, il trend di quest’anno ne evidenzia un significativo calo (erano il 65% nel 2015) a favore di un aumento degli incentive (13%) e dei lanci di prodotto (8%). Conseguentemente cambiano anche le quote dei settori merceologici committenti: in flessione il medico-scientifico, cui tipicamente fanno capo i congressi, che passa dal 26% degli eventi del 2015 al 20% di quelli del 2016, mentre aumentano gli eventi riconducibili ai settori abbigliamento/moda (6,4%), automotive (7,1%) e informazione (5,7%).

Eventi più brevi ma stagionalità più lunghe
Positivi i dati riguardanti la stagionalità, con un’evidenza di incremento del numero di eventi nei mesi tradizionalmente più tranquilli di novembre, dicembre, febbraio, ma anche nei mesi  esitivi di giugno, luglio e agosto, con il risultato di una più uniforme distribuzione dell’attività durante il corso dell’anno. Si riduce invece la durata media degli eventi, con una maggiore incidenza degli eventi di due giorni, passata dal 18% al 57% del totale, rispetto a quelli più lunghi.

Provenienza dei partecipanti e dimensioni degli eventi
I dati dell’Osservatorio indicano che la Sicilia ospita prevalentemente eventi a carattere locale, che sono stati il 51% del totale analizzato; quelli di respiro nazionale sono stati il 38%, mentre gli eventi internazionali hanno raggiunto una quota dell’11% sul totale, lievente superiore alla media nazionale che l’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi ha indicato essere del 9,9%. In tema di dimensioni, il dato positivo è l’aumento in Sicilia degli eventi di media grandezza (fra i 100 e i 300 partecipanti), che costituiscono il 45% di quelli analizzati. Percentualmente calano invece, rispetto al 2015, quelli con meno di 100 partecipanti e con più di 300.

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