Le smart city d’Italia: i modelli di sviluppo “intelligente” che aumentano l’attrattiva delle destinazioni
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Sono Milano, Bologna e Firenze le città più “smart” d’Italia, quelle che più e meglio di altre hanno intrapreso un percorso di innovazione per avvicinarsi ai bisogni dei cittadini e diventare quindi più vivibili e più attrattive. E in generale sono i centri urbani di media grandezza del nord Italia quelli che avanzano più rapidamente sulla strada dello sviluppo intelligente, non più misurato solo sulla trasformazione digitale e la crescita economica: per essere definita “smart” una città deve infatti essere progettata e governata tenendo conto degli obiettivi globali di sviluppo sostenibile fissati dall'ONU. Arrancano invece le città del sud, indietro rispetto al resto d’Italia sia nelle dimensioni legate a economia e innovazione sia in quelle più tradizionali di turismo e cultura, welfare e inclusione sociale.

I traguardi delle città intelligenti
Questo il quadro disegnato da ICity Rate 2017, il rapporto annuale realizzato da FPA che rileva il progredire dei 106 comuni capoluogo italiani nei 15 ambiti (fra i quali ricerca e innovazione, trasformazione digitale, turismo e cultura, mobilità sostenibile, crescita economica, occupazione, suolo e territorio, legalità e sicurezza) che a livello nazionale e internazionale sono definiti come i traguardi su cui le città avanzate si devono misurare.

Le 10 città più smart
Milano si conferma essere la città più smart d’Italia per il quarto anno consecutivo, staccando le altre per crescita economica, mobilità sostenibile, ricerca/innovazione e trasformazione digitale ma dimostrandosi debole su temi ambientali come il consumo di suolo e la qualità dell’aria, che ne riducono la distanza dagli altri comuni. Al secondo posto c’è Bologna, che vanta il primato nell’energia e nella governance e mostra un buon equilibrio nei diversi ambiti che compongono la “città intelligente”. Firenze si riprende il terzo posto che aveva perso lo scorso anno, in particolare grazie a politiche per turismo sostenibile e cultura, crescita digitale, energia e ambiente. La top ten delle smart city italiane prosegue poi con Venezia, Trento, Bergamo, Torino, Ravenna, Parma e Modena.

Roma poco avanzata, il sud in ritardo
Roma si attesta al 17° posto guadagnando 4 posizioni grazie alla trasformazione digitale, ma rimane arretrata in gran parte dei settori che dovrebbero caratterizzare città di grandi dimensioni come mobilità sostenibile, energia, occupazione, governance. In evidente ritardo strutturale le città del sud, dice il report: la prima a comparire è Cagliari, che guadagna posizioni ma si ferma al 47° posto, seguita da l’Aquila (58°) e Pescara (61°) che distanziano Bari (68°) e Lecce (71°). La coda della classifica è interamente occupata dalle città meridionali: all’ultimo posto Trapani, preceduta da Vibo Valentia, Caltanissetta, Agrigento, Crotone, Catanzaro, Enna, Catania, Foggia, Benevento.

Le grandi città ultime sui temi dell’ambiente e della sicurezza
“La smart city del futuro deve essere anche sostenibile”, dice il direttore generale di FPA Gianni Dominici, “ma il report evidenzia il ritardo italiano su questo fronte, che rischia di limitare l’attrattività e la vivibilità delle città. I 106 comuni capoluogo analizzati raccontano un’Italia delle città senza una politica coordinata per rispondere a grandi sfide come cambiamento climatico, povertà, mobilità sostenibile, consumo di suolo e sicurezza, laddove serve invece un coordinamento fra tutti i livelli di governo”. E se più della metà delle grandi città metropolitane migliorano i propri risultati (Milano, Bologna, Firenze, Venezia e Torino sono in cima alla classifica, e Roma, Genova, Cagliari, Napoli, Messina e Reggio Calabria avanzano) su temi quali crescita economica, trasformazione digitale, cultura, turismo e mobilità sostenibile, i grandi centri rimangono invece fanalino di coda del paese per legalità e sicurezza, ambiente e gestione delle risorse naturali.

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