ICCA, ecco dove vanno i congressisti: Italia quarta nel mondo per numero di partecipanti a eventi internazionali
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Ospitare tanti eventi non vuol dire necessariamente ospitare tanti partecipanti. Sebbene strettamente correlati, i due parametri non sono infatti sovrapponibili, e in alcuni casi il disallineamento è evidente. A mostrarlo sono i dati sui flussi numerici di partecipanti nelle destinazioni congressuali del mondo che ICCA, l'International Congress and Convention Association, ha elaborato a complemento delle più note statistiche che considerano invece il numero di congressi ospitati da ogni destinazione.

“Contati” 5 milioni di partecipanti a più di 12mila congressi
I dati ICCA come noto, considerano i congressi internazionali con più di 50 partecipanti che sono promossi/organizzati da associazioni e che si svolgono a cadenza regolare in destinazioni diverse, secondo il principio della rotazione fra almeno 3 diversi paesi. Per l’anno 2016 ne sono stati “contati” 12.212, con un totale di 5 milioni di delegati, e le classifiche di città e paesi per numero di partecipanti accolti differiscono almeno in parte da quelle elaborate sulla base del numero di eventi ospitati (consultabili a questo link).

In un decennio più eventi ma più piccoli
A livello globale, dice ICCA, nell’ultimo decennio il trend è stato quello di un incremento del numero di congressi, ma di un decremento delle loro dimensioni: se nel 2006 erano stati rilevati poco più di 6mila congressi internazionali, nel 2016 se ne sono contati più di 12mila, pari a un incremento del 100%. I partecipanti, invece, sono passati dai 4 milioni del 2006 ai 5 milioni del 2016, con un incremento di solo il 25%. E infatti, conferma la statistica, il numero medio di partecipanti per singolo congresso associativo è sceso da 672 nel 2006 a 404 nel 2016.

Le città: Roma unica italiana nella top ten
Guardando dunque al numero di partecipanti al primo posto c’è Vienna, con quasi 120mila delegati i 186 eventi ospitati; seconda Seul con quasi 105mila (che pure è al decimo posto per numero di congressi), e terza Barcellona con quasi 100mila partecipanti, seguita a brevissima distanza da Copenhagen, che per numero di congressi risulta invece 14esima. Londra è al quinto posto seguita da Amsterdam e da Parigi, settima con poco meno di 76mila partecipanti e invece prima nel mondo per numero di eventi. All’ottavo posto c’è Roma con quasi 67mila partecipanti, unica città italiana nella top ten, dove non si era invece posizionata per numero di congressi. Chiudono Pechino e Singapore, rispettivamente con 66mila e 61mila delegati.

Italia quarta nel mondo per numero di delegati
Anche a livello paese diverso parametro favorisce l’Italia, che dal sesto posto per numero di congressi sale al quarto per numero di partecipanti, complessivamente 219mila. Ciò significa che l’Italia – e Roma – ospitano meno eventi di altre destinazioni, ma di dimensioni più grandi. A precedere l’Italia sono solo Stati Uniti (401mila delegati), Germania (280mila) e Regno Unito (quasi 229mila). Al quinto posto dopo l’Italia c’è la Spagna, e poi Giappone, Francia (quarta per numero di eventi), Cina, Corea del Sud e Olanda, che chiude con 156mila delegati. Canada e Portogallo, decime a pari merito per numero di eventi, non si classificano nella top ten per numero di partecipanti.

I limiti di uno scenario parziale
“Questi numeri, non mi stancherò mai di ribadirlo, sono la fotografia soltanto di un segmento di mercato molto specifico, che si basa oltretutto su decisioni prese con un anticipo che va da 3 a 6 anni rispetto alla data dell’evento” commenta il CEO di ICCA Martin Sirk. Per avere dati più approfonditi sul proprio posizionamento, è il senso, ogni destinazione deve misurare da sé i propri eventi, includendo nel computo anche gli eventi corporate, istituzionali e quelli associativi non a rotazione. Solo così paesi e città possono disporre dello scenario completo e fornire informazioni strategiche e mirate ai propri operatori.

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