Le città più vivibili nell’anno dell'instabilità: secondo l'Economist solo 3 europee fra le prime 10
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Delle 140 città del mondo analizzate, nell’ultimo anno sono state ben 29 quelle dove la vivibilità è peggiorata, e soltanto 6 quelle dove la qualità della vita di chi vi risiede è invece migliorata. Il cambiamento in negativo è avvenuto in particolare nella fascia alta della classifica, fra le prime 65 città. E negli ultimi 5 anni a perdere terreno sono state in tutto 71 città, contro le 25 che invece hanno risalito la china. Il mondo è sempre più instabile, e fra terrorismo, conflitti armati e tensioni politiche e sociali a farne le spese è proprio la vivibilità delle città, fattore che garantisce non solo il benessere di chi vi risiede, ma anche la capacità delle destinazioni di attrarre investimenti, imprese, turismo ed eventi.

Le città più vivibili e le caratteristiche che le accomunano
A dirlo è l’Economist Intelligence Unit, che compila annualmente il Liveability Ranking e che indica come le 5 città dove si vive meglio siano oggi le stesse dello scorso anno: prima Melbourne, seconda Vienna e terza Vancouver, seguite da Toronto e poi dall’australiana Adelaide e dalla canadese Calgary, quinte a pari merito. Ad accomunarle sono 5 fattori: l’appartenenza a un paese ricco, le dimensioni medie, la bassa densità di popolazione, il tasso di criminalità contenuto e l’efficienza delle infrastrutture. Seguono l’australiana Perth, Auckland in Nuova Zelanda e poi Helsinki e Amburgo, che portano a 3 le città europee nella top ten della qualità della vita.

Cosa riduce la qualità della vita
Lo studio misura quanto le città sono vivibili in base a 30 parametri relativi a stabilità politica, sicurezza, ambiente, infrastrutture, istruzione, sanità, cultura, e rileva che le grandi capitali globali – come New York, Londra, Parigi e Tokyo – sono rimaste vittime del proprio stesso successo, che ne ha abbassato il livello di vivibilità: l’elevata densità di popolazione porta infatti alti livelli di criminalità, problemi di mobilità e congestione, carenze infrastrutturali. Ma a ridurre la vivibilità sono soprattutto i fattori di instabilità: il terrorismo in primis, la cui minaccia ha penalizzato non solo Parigi, che quest’anno è fra le 10 città che hanno perso più punti, ma anche le città dei paesi colpiti dagli attacchi (fra cui Turchia, Belgio, Usa) inclusa Sydney, che è uscita dalla top ten per la percezione di aumentato pericolo.

Le performance peggiori e migliori dell’anno
E se è chiaro che città come Damasco, Kiev e Tripoli – peraltro insieme a Mosca, San Pietroburgo e Atene – sono fra quelle che hanno registrato il maggior crollo dei livelli di vivibilità (Kabul e Baghdad non sono nemmeno entrate nel computo), anche le città di un paese relativamente stabile come gli Stati Uniti hanno peggiorato il proprio posizionamento a causa delle tensioni sociali legate agli abusi della polizia sui cittadini di colore, con Detroit al terzo posto per la maggiore discesa dopo Damasco e Kiev. A salire, pur rimanendo nella parte bassa della classifica, sono invece le città i cui paesi stanno conoscendo periodi di relativa stabilità dopo un drastico calo della vivibilità: Teheran (al 126 posto su 140) è quella che ha registrato il miglioramento più significativo, seguita da Dubai (74), Harare nello Zimbabwe (133), Abidjan in Costa d’Avorio (128), Kuwait City (81) e Katmandu in Nepal (124).

Le città meno vivibili
Se molto si è mosso nel corpo centrale della classifica, anche gli ultimi posti sono quasi identici a quelli dello scorso anno: la città meno vivibile in assoluto è Damasco (Aleppo non figura nel paniere), e poco sopra ci sono Tripoli, Lagos (Nigeria), Dhaka (Bangladesh), Port Moresby (Papua Nuova Guinea), e Algeri.

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