La nuova mappa della competitività globale: gli Stati Uniti cedono il passo, l’Italia recupera posizioni
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Gli Stati Uniti quest’anno perdono il primato e vengono superati da Hong Kong e dalla Svizzera, a conferma che la competitività di un paese non è identificabile con le dimensioni della sua economia. Tanto che la Cina, seconda più grande economia del pianeta, è addirittura al 25° posto, preceduta da paesi ben più piccoli ma molto più efficienti. La competitività è infatti un’espressione di efficienza, che a livello di paese si traduce in capacità di esportare prodotti e servizi e di attrarre investimenti esteri, aumentando reddito pro capite e prosperità generale, con un impatto diretto sull’andamento di tutti i settori economici. L’Italia migliora ma non soddisfa, fermandosi al 35° posto di un ranking che include 61 paesi.

I 4 pilastri della competitività
A elaborare la classifica mondiale della competitività è il World Competitiveness Center dell’International Institute for Management Development (IMD) di Losanna, una delle maggiori scuole di business del mondo, e la valutazione dei paesi è basata su 340 parametri in 4 macro aree: andamento economico, efficienza del governo, efficienza delle imprese e qualità delle infrastrutture (di trasporto, logistica, comunicazione etc).

I paesi top performer sono per metà europei
“Ciò che accomuna i paesi più competitivi”, dice il direttore del World Competitiveness Center Arturo Bris, “sono istituzioni inclusive, norme che favoriscono il business delle imprese e infrastrutture ben sviluppate. In questo scenario, Hong Kong ha guadagnato il primo posto proprio in virtù di politiche fiscali e finanziarie che portano le imprese verso la crescita e l’innovazione, mentre la Svizzera è seconda grazie a un focus costante sulla qualità che permette al suo tessuto produttivo di reagire velocemente ai mercati e rimanere sulla cresta dell’onda”. Dopo gli Stati Uniti, scesi al terzo posto, il ranking prosegue con Singapore, Svezia, Danimarca, Irlanda, Olanda, Norvegia e Canada: una top ten per metà europea, che restituisce fiducia nel futuro del continente.

L'Europa dell'Est avanza, l'Asia rallenta
Ed è proprio dall’Europa che arrivano i segnali più forti: secondo il report i paesi che nell’ultimo anno hanno acquistato più competitività sono stati Irlanda e Olanda, seguiti da Lettonia (37°), Slovacchia (40°) e Slovenia (43°). Rallenta invece l’Asia, che a parte le buone performance di Hong Kong e Singapore ha visto invece paesi come Corea del Sud, Taiwan, Indonesia e Malaysia (e come la Cina stessa) perdere posizioni. “La crescita economica non è garanzia di competitività” specifica Bris. “Cina e Qatar, per esempio, hanno ottime performance economiche, ma rimangono deboli in termini di infrastrutture ed efficienza di governo”.

Le sfide per l'Italia nel 2016
L’Italia si piazza al 35° posto, in ascesa di 3 posizioni rispetto allo scorso anno e immediatamente preceduta da Estonia, Francia, Polonia e Spagna: secondo il report, per continuare nel trend positivo nel 2016 l'Italia deve concentrarsi su riduzione dell’evasione fiscale, aumento degli investimenti pubblici, completamento della riforma della pubblica amministrazione e sostegno degli investimenti privati attraverso una fiscalità che favorisca gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Gli aspetti di miglioramento e le criticità da affrontare
Nell’ultimo anno, dice il World Competitiveness Center, l’Italia è migliorata su molti fronti della competitività, fra cui lo snellimento della burocrazia, la facilità di fare impresa, la capacità decisionale del governo, le misure anticorruzione. Fra i punti di grave criticità invece ci sono la disoccupazione giovanile, l’evasione fiscale, la poca formazione della forza lavoro, la scarsa capacità delle imprese di attrarre talenti qualificati e l’ancora troppo basso grado di connettività.

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