UniCredit vende il Sicilia Convention Bureau: il progetto è cedere le quote agli operatori
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Vincenzo Tumminello

Era nell’aria da tempo ma adesso UniCredit accelera, con l’obiettivo di portare a termine l’operazione entro l’anno. L’istituto bancario, che di propria iniziativa e con risorse proprie aveva costituito nel 2009 il Sicilia Convention Bureau, ne vuole ora vendere le quote agli operatori della regione.

A illustrare il progetto è stato il presidente Vincenzo Tumminello durante la Masterclass, l’annuale evento di formazione per i soci che il bureau ha organizzato nei giorni scorsi a Catania. “La cessione delle quote azionarie” ha detto Tumminello – dirigente UniCredit – a Event Report, “rientra in una più ampia operazione di UniCredit di dismissione delle partecipazioni cosiddette strumentali, in linea con le disposizioni della Banca d’Italia”. Non è quindi, sottolinea Tumminello, un atto di sfiducia verso il bureau, anzi: UniCredit continuerà a sostenerlo in pari misura attraverso sponsorizzazioni.

Attualmente UniCredit detiene l’86% delle quote del Sicilia Convention Bureau: il restante 14% è suddiviso in parti eguali fra le Camere di Commercio di Palermo e Siracusa, che le rilevarono negli anni scorsi proprio nell’ambito di un progetto di trasferimento delle attività di promozione del territorio agli enti locali. I tentativi di UniCredit di coinvolgere in questo passaggio di subentro la Regione Sicilia e le altre camere di commercio dell’isola – peraltro quasi tutte commissariate, dice Tumminello – si è rivelato fallimentare e quindi il piano è adesso quello di coinvolgere gli operatori.

In vendita ci sono le quote di UniCredit e della Camera di Commercio di Siracusa (che si tira indietro per questioni di incompatibilità con l’attività dell’ufficio del turismo della città) pari al 93% del totale, per un valore di circa 110mila euro. Il budget annuo del bureau si aggira intorno ai 400mila euro, metà dei quali sono risorse UniCredit (in 7 anni la banca vi ha investito più di 2,5 milioni di euro) e l’altra metà da contributi pubblici, sponsorizzazioni, quote dei soci e ricavi dai servizi erogati.

“L’ipotesi è quella di coinvolgere 70 operatori con due diversi livelli di impegno” ha spiegato Tumminello. “Un primo gruppo di 20 operatori che acquisisca quote per un valore di 3mila euro ciascuno (saranno poi i componenti dell’advisory board che nomina consiglieri e presidente) e un secondo gruppo di 50 che rilevi 1.000 euro di quote ciascuno”. Tumminello ha già stablito anche una tabella di marcia: a maggio convocherà tavoli di confronto con gli operatori per raccogliere le manifestazioni di interesse, a giugno si definiranno governance e dettagli dell’operazione ed entro luglio avverà il passaggio azionario.

E se non si trovassero 70 operatori interessati a diventare azionisti, abbiamo chiesto a Tumminello. “In questo caso scatterebbe il piano B” spiega lui. “UniCredit potrebbe continuare a tenere una quota azionaria, a patto che sia di minoranza. A oggi ho già raccolto manifestazioni di interesse dagli operatori per il 20% delle quote, e sono fiducioso che nei prossimi mesi poteremo a casa il risultato”.

Intanto c'è anche l'idea di ampliare la mission del bureau alla promozione di altre forme di turismo organizzato: wedding, luxury, sportivo, enogastronomico, culturale. L’ipotesi al vaglio è quella di un Sicilia Convention & Visitors Bureau, che diventerebbe una società di promozione turistica tout court, diversificherebbe il business e avrebbe accesso ai bandi di gara e a maggiori contributi pubblici.

Margherita Franchetti

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