La tassa di soggiorno applicata in 678 comuni italiani, a fine anno i ricavi supereranno i 400 milioni di euro
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Sale il numero dei comuni italiani che applicano la tassa di soggiorno: secondo l’osservatorio della società di consulenza turistica JFC siamo a quota 678, in aumento rispetto ai 649 dell’agosto 2014. E a questi si aggiungeranno 217 comuni della Provincia di Trento a partire dal 1° novembre.

Nel lungo elenco non ci sono soltanto località turistiche tradizionali. Si va, infatti, da Sommacampagna, 14mila anime nel veronese, alla new entry Cinisello Balsamo, nell'hinterland milanese, che punta evidentemente a “spremere” l'effetto Expo. A Olbia, invece, il braccio di ferro tra giunta e albergatori si è chiuso con la decisione di rimandare l'imposta al 2016. Il FriuliVenezia Giulia, al momento, resta l’unica Regione dove nessun comune ha introdotto il balzello.

Quanto agli incassi, riporta TTGItalia.com, nel 2014 le amministrazioni hanno incamerato 370 milioni di euro, ma a fine anno la cifra dovrebbe superare i 400 milioni. “Il problema è che la maggior parte dei comuni non utilizza queste risorse per finalità turistiche e quasi mai fornisce un rendiconto adeguato” dice Massimo Ferruzzi, amministratore di JFC. Intanto in 24 località isolane si paga anche la tassa di sbarco, che ha generato 9,4 milioni nel 2014 e supererà i 10 milioni quest'anno.

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