Osservatorio Congressuale Siciliano: gli eventi nella regione valgono 180/200 milioni di euro
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Vincenzo Tumminello

La performance della destinazione Sicilia sul fronte degli eventi è stata nel 2014, in termini di valore economico generato, in calo rispetto all’anno precedente: la stima è che gli eventi – associativi e corporate – che si sono svolti in territorio regionale abbiano prodotto un fatturato diretto di 90/100 milioni e un indotto di eguale entità, per un valore complessivo dell’impatto economico di 180/200 milioni di euro, contro i 230 stimati per il 2013.

Il dato arriva dall’Osservatorio Congressuale Siciliano, l’annuale monitoraggio condotto dal Sicilia Convention Bureau in collaborazione con UniCredit, i cui risultati sono stati presentati nei giorni scorsi dal presidente Vincenzo Tumminello durante la Master Class di formazione che il bureau riserva ai propri soci. L’Osservatorio del Sicilia Convention Bureau è uno studio di valore condotto con metodo “empirico”, senza pretese di scientificità statistica, che però fornisce una fotografia realistica della dimensione economica degli eventi nella regione in un paese dove è del tutto assente la misurazione del valore economico del settore.

Come è stato stimato l'impatto economico degli eventi
Per condurre lo studio, il Sicilia Convention Bureau ha censito 1.675 richieste di committenti pervenute alle aziende di settore siciliane per eventi da svolgersi nel 2014. Le aziende che hanno comunicato le richieste sono state 111 – il 61% in più rispetto all’anno precedente, a conferma che la filiera contribuisce in maniera crescente al monitoraggio; delle 1.675 richieste, 1.095 si sono tradotte in eventi effettivamente svolti sul territorio, mentre alle restanti 580 non ha fatto seguito una conferma. L’analisi economica è però stata possibile soltanto su 903 degli eventi confermati, che il convention bureau stima costituiscano il 20% del numero complessivo di eventi che si sono svolti in Sicilia nel corso dell’anno. Da qui, partendo dai dati di fatturato diretto, che il calcolo complessivo ha stimato in circa 90/100 milioni di euro, il bureau si è rifatto agli studi internazionali di riferimento, secondo i quali l’indotto di un evento, cioè il suo impatto economico sul territorio, corrisponde a circa una volta il fatturato diretto. È presumibile quindi che il comparto possa avere generato complessivamente, in Sicilia, circa 180/200 milioni di euro.

Tipologie e settori merceologici della domanda
Nello specifico, l’Osservatorio ha poi rilevato che il 45,8% degli eventi erano meeting aziendali, il 10% congressi e solo il 2,8% viaggi incentive. Il settore merceologico medico-scientifico continua a rappresentare il più significativo target di domanda (27%), seguito dal largo consumo (14,5%); pressoché assenti invece i comparti sportivo, culturale ed enogastronomico (in media l’1%).

Durata e dimensione degli eventi
La durata media degli eventi in Sicilia si è ridotta rispetto al 2013, con una maggiore incidenza degli eventi di un solo giorno, passata dal 51% al 68% del totale. Parallelamente, risulta in calo anche la dimensione media degli eventi: quelli piccoli, fino a 50 partecipanti, sono aumentati del 48%, mentre quelli di dimensioni medie (fino a 200 persone) sono diminuiti del 19% e quelli grandi, fino a 600 partecipanti, del 5,5%. Complessivamente, agli eventi censiti hanno partecipato 76.305 delegati che hanno generato 39.525 pernottamenti.

Sedi scelte e provenienza della domanda
Le sedi prevalentemente scelte per lo svolgimento degli eventi sono gli alberghi (78%), seguiti da dimore storiche e cantine (11%) e resort congressuali (5%). Il 34% della committenza è italiana, con una rilevante quota di richieste provenienti da Belgio (24%), Regno Unito (19%), Usa (12%) e Francia (10%).

“Il 2014 si è rivelato un anno significativo per il congressuale siciliano”, ha commentato afferma Vincenzo Tumminello durante la presentazione, “nonostante le criticità della destinazione, a partire dai deboli collegamenti aerei con mercati target importanti e la scarsa competitività sul fronte prezzi di cui la Sicilia risente nell’arena internazionale. Ancora la strada da percorrere è lunga e alcune mete siciliane sono meno rappresentate di altre nel quadro generale dell’isola – le province di Enna e Caltanissetta stanno ancora nelle retrovie, mentre Catania e Palermo guidano le fila congressuali siciliane – ma il rinnovato interesse verso il settore manifestato anche dall’Assessorato Turismo della Regione Sicilia ci rende fiduciosi di una svolta sempre più vicina”.

Le mancate conferma e il mancato indotto
Interessante, infine, l’analisi dell’Osservatorio sulle ragioni delle 580 mancate conferme dei clienti a seguito delle richieste pervenute. La prima, in termini numerici, sembra essere la semplice scelta di una destinazione alternativa; la seconda (il 13%) perché il cliente non ha ricevuto riscontro a seguito della richiesta. Poi, per il 5,3%, hanno pesato le tariffe più elevate rispetto alle attese e per l’1% la mancanza di collegamenti diretti con la destinazione, percentuale minima che indica come l’ampliamento delle rotte servite – soprattutto internazionali – dalle principali compagnie aeree stia riducendo il peso di uno storico punto di debolezza della destinazione.

Vale la pena, a questo punto, soffermarsi sulla stima del valore economico degli eventi non acquisiti, che l’Osservatorio non calcola: la azzardiamo noi, in maniera assolutamente empirica: se 903 eventi hanno prodotto un fatturato diretto di circa 18/20 milioni di euro, è plausibile pensare che i 543 non acquisiti ne avrebbero prodotti almeno 10/11. Ciò significa che la destinazione ha perso 20/22 milioni di indotto, il 13% del quale perché gli operatori non hanno mai risposto alle richieste pervenute dai clienti.

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