Impatto economico ed eredità degli eventi di business: lo studio australiano un esempio per l'Italia
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Il valore degli eventi per gli stakeholder

Sono 29 pagine fitte fitte che raccontano in dettaglio i numeri della meeting industry australiana nell’anno fiscale 2013-2014 e il valore degli eventi di business per il paese: non soltanto in termini di spesa diretta, posti di lavoro e ricaduta economica immediata, ma anche di eredità positiva e di lungo termine per il sistema imprenditoriale, la comunità scientifica, l’industria della conoscenza. Presentato la scorsa settimana all’AIME di Melbourne, il report The Value of Business Events to Australia è stato commissionato dal Business Events Council of Australia, l’organizzazione-ombrello che riunisce tutte le associazioni australiane della meeting industry, condotto da una società di ricerca e co-finanziato dal governo centrale.

Gli eventi censiti
Lo studio definisce eventi di business i congressi, le convention aziendali, i viaggi incentive e le fiere, e ha considerato quelli con almeno 100 partecipanti (per le fiere il criterio è che avessero una superficie espositiva di almeno 500 metri quadrati), ottenendo i dati dalle sedi dove si sono svolti e integrando una stima del numero degli eventi più piccoli sulla base di un precedente studio statistico.

I numeri e l'impatto a colpo d'occhio
Dando una rapida scorsa ai numeri, si rileva che nell’anno considerato si sono svolti in Australia 412.000 eventi di business cui hanno partecipato 37 milioni di persone supportando 179.357 posti di lavoro diretti. La spesa diretta è stata di 28 miliardi di dollari australiani (20 miliardi di euro), l’indotto generato di 20 miliardi di dollari (14 miliardi di euro) e il contributo complessivo al prodotto interno lordo nazionale di 23 miliardi di dollari (16 miliardi di euro). Le tasse versate allo stato sulla spesa diretta sono state di 860 milioni di dollari (600 milioni di euro), mentre le tasse totali (spesa diretta e indiretta) di 2,76 miliardi di dollari (1,9 miliardi di euro).

Eventi di business versus eventi sportivi
“Lo studio dimostra la rilevanza degli eventi di business rispetto ad altri tipi di eventi” ha commentato Matthew Hingerty, presidente del Business Events Council of Australia. “I 37 milioni di delegati registrati in un solo anno sono 8 volte il pubblico delle Olimpiadi di Sydney del 2000, e 576 volte quello degli Australian Open di tennis”.

Non solo valore economico
I numeri dell’impatto economico sono quelli più immediati e spendibili come biglietto da visita per un settore che, anche in Australia, ha bisogno di dimostrare il proprio valore alle istituzioni per riceverne sostegno politico e investimenti in strutture e infrastrutture. Ma lo studio non si limita a sottolineare l’impatto economico di breve termine, e si focalizza anche sull’eredità di lungo termine lasciata dagli eventi.

La legacy degli eventi sulla destinazione
Pur se non concretamente misurabile, è un'eredità che coinvolge anche il sistema imprenditoriale complessivo, la comunità professionale, le istituzioni scientifiche e accademiche, le organizzazioni che promuovono gli eventi, lo stesso governo centrale. I temi sono quelli dello sviluppo della conoscenza e dell’innovazione, delle relazioni e partnership di business, della crescita professionale delle persone, degli investimenti che si generano attraverso le collaborazioni imprenditoriali e scientifiche, della visibilità di specifici settori produttivi, della reputazione del paese presso la comunità internazionale.

Come si può raccontare l'eredità degli eventi
Tutti aspetti che è forse impossibile catalogare in numeri e dati, ma che è possibile raccontare. E l’Australia ha fatto molto efficacemente anche questo, qualche anno fa, con la pubblicazione del report Business Events Delivering for Australia, anch’esso a cura del Business Events Council of Australia. Si tratta di una collezione di case history di eventi e congressi delle più diverse tipologie accompagnati dall’analisi dei benefici che hanno generato localmente nei vari settori dell’economia, fra cui agricoltura, istruzione, ingegneria, energia, sanità, scienza, export, pubblica amministrazione.

Lo studio di valore necessario per l'Italia
Un ottimo esempio, quello australiano, di ciò che occorre fare anche in Italia per dare misura e dignità di comparto produttivo a un settore che da noi è troppo spesso identificato dalle istituzioni solo come strumento per destagionalizzare i flussi e riempire le strutture turistiche anche in bassa stagione. È vero che le istituzioni australiane dimostrano sensibilità sul tema – basti pensare che il New South Wales (che potrebbe essere la Lombardia della situazione) ha appena erogato al convention bureau di Sydney un contributo aggiuntivo pari a 4 milioni di euro sugli 85 che investirà per il settore eventi nei prossimi 4 anni e che il governo centrale ha co-finanziato lo studio.

Con il contributo di tutti si potrebbe fare
Ma la meeting industry italiana potrebbe supplire alla mancanza di fondi pubblici contribuendo direttamente (come peraltro è stato fatto in UK): se tutti gli operatori, le imprese, le strutture legati al settore degli eventi mettessero mano al portafoglio, di studi di valore in Italia se ne potrebbero fare tanti. A beneficio di tutti.

Sotto, da scaricare, i due report citati nell’articolo: The Value of Business Events to Australia e Business Events Delivering for Australia.

Margherita Franchetti

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