Economist: ecco le città più vivibili del mondo, solo 2 europee fra le prime 10
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Ad accomunare le città del mondo dove si vive meglio sono 5 fattori: l’appartenenza a un paese ricco, le dimensioni medie, la bassa densità di popolazione, un tasso di criminalità contenuto e l’efficienza delle infrastrutture: a dirlo è il report annuale dell’Economist Intelligence Unit Liveability Ranking, che mette a confronto 140 città del mondo per valutare la qualità della vita che offrono a chi vi risiede.

Secondo l’edizione 2014 del report, pubblicata in agosto, il tasso globale di vivibilità delle città è in leggero declino: nell’ultimo anno, infatti, pur essendo soltanto 20 le città – sulle 140 analizzate – che hanno registrato variazioni della qualità della vita, il cambiamento è stato negativo per più della metà di esse.

Il primo posto della classifica è ancora una volta occupato da Melbourne, seguita da Vienna, che mantiene il secondo posto conquistato nel 2013, e dalle canadesi Vancouver e Toronto, anch’esse stabili in classifica. Nelle posizioni successive l’australiana Adelaide, la canadese Calgary e poi ancora l’Australia con Sydney. L’europea Helsinky, unica nella top ten insieme a Vienna, mantiene l’8° posto, così come Perth (Australia) e Auckland (Nuova Zelanda) mantengono il 9° e 10° posto. Assenti dai vertici del ranking le città statunitensi e quelle asiatiche, mentre l’Australia, con ben 4 città fra le 10 più vivibili del pianeta, si conferma il paese che offre la migliore qualità di vita, seguito a breve distanza dal Canada. Secondo l’Economist, le grandi capitali mondiali come New York, Londra, Parigi e Tokyo sono vittime del proprio stesso successo, che ne ha abbassato il livello di vivibilità: l’elevata densità di popolazione porta infatti alti livelli di criminalità, problemi di mobilità e congestione, carenze infrastrutturali.

Il Liveability Ranking analizza le città sulla base di 30 parametri quali-quantitativi in 5 macrocategorie: stabilità politica, infrastrutture, servizi sanitari, cultura e qualità dell’ambiente, servizi scolastici e di istruzione superiore. Nell’ultimo anno, sottolinea l’Economist Intelligence Unit, a determinare il peggioramento del livello di vivibilità di molte città sono stati soprattutto l’instabilità politica e i conflitti bellici, che hanno un impatto devastante su tutti gli aspetti della vita quotidiana e sull’attività economica. Gli eventi in Ucraina, per esempio, hanno significativamente ridotto i punteggi di vivibilità di Kiev, Mosca e San Pietroburgo. L’instabilità politica ha penalizzato Bangkok, mentre Damasco è in fondo alla classifica e Baghdad non è neppure presa in considerazione dal report. Tel Aviv invece non perde punti perché il posizionamento attribuitole dal ranking teneva già in cosiderazione l’instabilità dell’area.

Alla classifica delle città più vivibili si affianca quella delle città meno vivibili: a registrare il punteggio più basso in assoluto è Damasco, che a causa del conflitto in corso perde 8 punti rispetto allo scorso anno. Poco sopra c’è Dhaka, in Bangladesh, e poi Port Moresby, in Papua Nuova Guinea. Salendo nel ranking si trovano Lagos (Nigeria), Karachi (Pakistan), Algeri, Harare (Zimbabwe), Douala (Camerun), Tripoli e Abidjan, in Costa d’Avorio.

Il Liveability Ranking è dedicato, oltre che alle istituzioni delle destinazioni che coinvolge, anche alle aziende: la classifica di vivibilità dell’Economist fornisce infatti anche un indice dei costi che le imprese devono sostenere per integrare gli stipendi del personale rilocalizzato nelle singole città: quanto meno è vivibile una città, tanto più alti saranno gli stipendi dei dipendenti che vi si devono trasferire con le proprie famiglie, anche temporaneamente, per conto dell’azienda.

Alle 140 città analizzate il Liveability Ranking ha attribuito un punteggio da 1 a 100, dove 100 indica la città ideale e 1 la città dove è intollerabile vivere: a grandi linee, un punteggio inferiore a 50 indica una città dove è davvero difficile vivere. Melbourne, per esempio, ha 97,5 punti, mentre Damasco è crollata a 30,8. Ecco quindi l’indice delle maggiorazioni di stipendio che l’Economist suggerisce alle aziende di erogare ai dipendenti trasferiti nelle città analizzate. Per le città che hanno un punteggio fra 80 e 100 e che non presentano nessuna difficoltà per il vivere quotidiano, nessuna maggiorazione. Per quelle fra i 70 e gli 80 punti, dove il livello di vità è buono ma ci possono essere aspetti di criticità, si suggerisce un aumento del 5%. Nelle città fra i 60 e i 70 punti ci sono elementi negativi che impattano sullo standard di vita quotidiano, e la maggiorazione consigliata è del 10%. Fra i 50 e i 60 punti la vivibilità è limitata e l’aumento suggerito è del 15%. Sotto i 50 punti la maggior parte dei normali standard di vita occidentali è compromessa, e l’aumento di stipendio consigliato è del 20%.

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