Albergatori europei contro Airbnb in convention: Federalberghi presenta i dati del sommerso turistico
A

Bernabò Bocca

Si è conclusa sabato a Parigi la convention di Airbnb, l’evento che la piattaforma di “sharing hospitality” dedica ai propri host (cioè i proprietari delle case e camere in affitto su Airbnb) di tutto il mondo. Quest'anno vi hanno partecipato 5mila persone da 110 paesi – inclusi Etiopia, Groenlandia, Madagascar, Mongolia e Uzbekistan – quadruplicando le dimensioni della convention dell'anno scorso che si era svolta a San Francisco.

Durante la tre-giorni dell'Airbnb Open gli albergatori europei non sono stati però a guardare. Nel giorno centrale dell’evento, venerdì, le associazioni dell’hotellerie di 6 paesi (Francia, Germania, Italia, Olanda, Spagna e Regno Unito) si sono riunite anch’esse a Parigi per raccontare la loro versione dei fatti e chiedere a gran voce nuove regole sia a livello nazionale che a livello europeo.

E per parte italiana, Federalberghi è partita all’attacco con i primi dati nazionali. “Il sommerso nel turismo è giunto a livelli di guardia, che generano una minor sicurezza sociale e il dilagare indiscriminato dell’evasione fiscale e del lavoro in nero” ha detto il presidente Bernabò Bocca.

Secondo i dati comunicati da Federalberghi, riporta TTGItalia.com, Airbnb mette in vendita in Italia 178mila strutture prevalentemente concentrate fra Roma, Milano, Firenze, Venezia e Palermo. “In barba alle leggi che obbligano il gestore a risiedere all’interno dei bed and breakfast”, si legge nella nota diffusa dall’associazione, “la stragrande maggioranza degli annunci presenti su Airbnb è riferita all’affitto dell’intera proprietà (72,5% dei casi) ed è pubblicata da inserzionisti che gestiscono più di un alloggio (57%).

Proprio quest’ultimo è un dato interessante: risulta, infatti, che ci siano alcuni host che mettono in affitto chi 527 alloggi, chi 420, di cui parte a Milano, parte a Roma e parte a Firenze. “Chi si nasconde dietro questi nomi amichevoli che gestiscono un patrimonio miliardario?” si chiede Bocca. “Di certo non si tratta di persone che affittano una stanza del proprio appartamento per integrare il reddito familiare. Né può essere sottaciuta la responsabilità delle piattaforme online, che adottano una posizione pilatesca e fanno finta di non vedere il traffico sospetto che transita attraverso i propri canali”.

Federalberghi inoltre sottolinea il problema di evasione fiscale e di concorrenza sleale, che danneggia tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza. “A livello europeo” conclude Bocca “molti paesi si stanno muovendo per sconfiggere le degenerazioni della sharing economy nel turismo. Tocca ora all’Italia dare un segnale importante, dettando regole e istituendo controlli volti ad azzerare l’illegalità in uno dei settori tra i più importanti per l’economia del paese”.

Ai numeri italiani fanno eco quelli delle capitali europee, con dati impressionanti sulla crescita di Airbnb: sul portale per Parigi sono presenti 35.000 sistemazioni, a Roma 18.456 (erano solo 45 nel 2009), ad Amsterdam 11.500, corrispondenti a 830mila room night. Ma un altro dato è ancora più interessante, quello dei multi-proprietari: a Parigi ‘Fabien’, uno degli host di Airbnb, mette a disposizione 142 sistemazioni, a Roma tal ‘Boris’ ne offre 83, ad Amsterdam ‘Douwe & Niki’ ne offrono 107, a Londra ‘Petra’ ne mette online 104. E così via.

“Tutti questi profili” dicono gli albergatori europei “sono stati invitati oggi con noi per spiegare perché non fanno gli albergatori, ma nessuno è venuto. Come conseguenza di una mancanza di trasparenza, né i governi né i consumatori conoscono la reale identità di questi host. E quindi, chi sono?”

Le associazioni degli albergatori chiedono regole chiare e definite e propongono, come piattaforma di partenza, i 10 passi presentati la scorsa settimana da Hotrec per la gestione della “sharing economy” nel turismo.

Commenta su Facebook

Altro su...

Alberghi

Federalberghi