Federcongressi: “Che fine hanno fatto 5 dei 7 milioni di euro destinati al vecchio Convention Bureau Italia?”
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Mario Buscema

Storia vecchia, ma sempre interessante, riportata all’attenzione da un’inchiesta di Repubblica pubblicata il 31 agosto dal titolo I predatori del turismo italiano. L’autore vi racconta vizi strutturali e malefatte del settore, affermando fra le tante altre cose che la dotazione finanziaria del vecchio Convention Bureau Italia è stata usata per pagare i dipendenti di Promuovitalia, società del Mibact con un buco di 17 milioni liquidata nel 2014 da Franceschini, anziché le iniziative a cui era dedicata, e cioè la promozione e lo sviluppo del turismo congressuale e fieristico.

Da qui, da questa inchiesta, le amare considerazioni di Mario Buscema, presidente di Federcongressi&eventi: “È inammissibile che i soldi del ‘vecchio’ Convention Bureau Italia siano utilizzati per ripianare le perdite della fallita Promuovitalia. Il Convention Bureau Italia è nel frattempo rinato in altra forma grazie agli sforzi di autofinanziamento dei privati: come possiamo accettare che il denaro pubblico in precedenza stanziato per la promozione congressuale venga impiegato per un ente dichiarato fallito senza avere mai fatto nulla di rilevante a sostegno del nostro turismo in generale e del ramo congressuale nello specifico?”.

Come si ricorderà, nel 2011 l’allora ministro del turismo Vittoria Brambilla aveva stanziato 7 milioni di euro come dotazione finanziaria per il Convention Bureau Italia appena nato sotto la sua egida. L’Enit aveva passato i 7 milioni a Promuovitalia (società interamente controllata dall’Enit ma autonoma nelle attività) per l’avvio del bureau, che però, dopo circa un anno e mezzo di attività, fu chiuso a fine 2012.

Il ministro Gnudi, che successe alla Brambilla, di quei 7 milioni ne recuperò 2, affidandoli all’Enit affinché facesse promozione congressuale in vece del disciolto Convention Bureau Italia. E questi 2 milioni, dice Federcongressi, sono quelli andati a coprire le perdite di Promuovitalia. Degli altri 5 milioni, sostiene l’associazione, non c’è invece traccia. E in effetti è poco plausibile pensare che siano stati spesi dal vecchio Convention Bureau, operativo per poco più di 18 mesi con uno staff ridotto e poche iniziative all’attivo.

“Siamo di fronte a una situazione paradossale” dichiara Buscema. “Da una parte ci sono operatori che si sono organizzati pagando quote annuali per associarsi all’attuale Convention Bureau Italia e sostenerne l’azione, dall’altra continua lo spreco di denaro pubblico che potrebbe essere impiegato per fornire mezzi migliori a un’industria che produce ricchezza e ha un gran bisogno d’aiuti”.

“Con quale logica i 2 milioni, che non sono briciole, sono stati destinati a ripianare le perdite di Promuovitalia, quando le aziende della nostra meeting industry sostengono di tasca propria l’organismo che le rappresenta all’estero, senza alcun supporto da parte delle istituzioni?” E soprattutto, chiede Buscema, “Se i 2 milioni finiti a Promuovitalia sono quanto resta dei 7 stanziati per un Convention Bureau chiuso senza gloria, che fine hanno fatto gli altri 5?”.

“Attendo fiducioso una risposta dal ministro Dario Franceschini, dal presidente Enit Evelina Christillin o da altri rappresentanti istituzionali” conclude Buscema.

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