L’Italia della creatività vale 48 miliardi di euro e un milione di occupati, ma un terzo del potenziale è ancora inespresso
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L’industria della creatività e della cultura in Italia vale 48 miliardi di euro, quasi il 3% del prodotto interno lordo nazionale. Più delle telecomunicazioni (38 miliardi) e poco meno del settore chimico (50 miliardi). In termini occupazionali vale più di un milione di addetti, cioè il 4,6% della forza lavoro italiana, e i tassi di crescita – economici e occupazionali – sono superiori alla media nazionale.

In un paese dove troppi amano dire che “con la cultura non si mangia”, a smentire il retrivo luogo comune arriva ora Italia Creativa, lo studio realizzato da EY (Ernst &Young) con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT) e il supporto di tutte le principali associazioni di categoria. Obiettivo: fornire un quadro d’insieme sui numeri e le potenzialità complessive di un’industria che raramente viene considerata nel suo totale.

I settori della creatività e il potenziale economico inespresso
L’indagine ha misurato 11 settori fra quelli considerati più rappresentativi dell’industria della creatività e della cultura (manca però il settore eventi, non considerato un settore a sé stante) – architettura, arti performative, arti visive, cinema, libri, musica, pubblicità, quotidiani e periodici, radio, televisione e home entertainment, videogiochi – rilevando che il loro valore complessivo è oggi pari a due terzi di quello che potrebbero generare se l'industria riuscisse a sfruttare le opportunità di crescita e
 a contrastare le minacce che la danneggiano. Su un valore economico di 48 miliardi, quello potenziale raggiunge i 72 miliardi. Ciò significa che il valore ancora inespresso è pari a circa 24 miliardi di euro. E se ne emergesse l’intero potenziale, creatività e cultura potrebbero generare 500mila ulteriori posti di lavoro, passando da 1,03 milioni a 1,6 milioni di occupati: una crescita superiore alla metà dei posti di lavoro attuali in Italia.

L'impatto diretto e quello indiretto
I dati, relativi al 2015, indicano che l’86% del valore economico totale (cioè 41 miliardi) è costituito da ricavi derivanti da attività legate direttamente alla filiera creativa, quali la concezione, la produzione e la distribuzione di opere e servizi culturali e creativi. Il 14% rimanente, invece, deriva da ricavi indiretti relativi ad attività collaterali. In termini di posti di lavoro, quelli diretti sono 883mila (l’86%) su un totale di 1,028 milioni.

Ricavi e occupazione crescono più della media nazionale
Se si guarda alla crescita, invece, lo studio sottolinea che i ricavi dell’industria creativa e culturale crescono più del PIL nazionale: nel 2015 l’incremento dei ricavi diretti rispetto al 2014 è stato del 2,4% (cioè 951 milioni di euro), contro un incremento del PIL che si è fermato all’1,5%. Idem per la crescita occupazionale, che ha registrato un +1,7% (15mila addetti in più) contro lo 0,8% di quella complessiva italiana.

Le corrette condizioni di mercato e il giusto compenso
“Italia Creativa dimostra quanto i diversi settori dell’industria culturale italiana contribuiscano all’economia del paese” ha commentato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini. “È nostro dovere adoperarci per favorire ogni espressione di questo settore, garantendo le corrette condizioni di mercato, contrastando pirateria e contraffazione e riconoscendo il giusto compenso a chi vi opera con il proprio talento. Questo vuol dire pensare al futuro del paese e tornare a fare dell’Italia il paese delle arti e della bellezza”.

Gli ostacoli allo sviluppo del potenziale
Gli ambiti di criticità (le minacce) che impediscono al settore creatività e cultura di dispiegare appieno il proprio potenziale economico e occupazionale sono due: il value gap e la pirateria. Il primo è la parte di valore generato che non viene riconosciuto alla filiera creativa dagli intermediari tecnici, tipicamente le piattaforme digitali che distribuiscono i contenuti creativi. La seconda riguarda le attività legate alla riproduzione, distribuzione e utilizzo illegale di prodotti dell’ingegno, che si stima sottraggano all’industria circa 8 miliardi di euro l’anno.

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