Dal trasporto delle persone al trasporto del food: Uber lancia anche in Italia UberEats, Milano fa da apripista con 100 ristoranti
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Dopo New York, Tokyo, Dubai, Parigi, Londra e Amsterdam è Milano la 44esima città del mondo in cui arriva UberEats, il servizio di food delivery di Uber lanciato 2 anni a San Francisco e presente ormai in 13 paesi.

La mossa dell’operatore della sharing economy di scegliere Milano per portare anche in Italia il business della consegne di cibo a domicilio sembra quasi una sfida: proprio il tribunale di Milano lo scorso anno aveva infatti dichiarato che il servizio Uber di trasporto automobilistico privato viola le leggi di mercato ed è quindi illegale.

UberEats nell’arco di mezz’ora porta a casa e sul luogo di lavoro piatti preparati dai cuochi di più di 100 ristoranti cittadini tra vegani, etnici e tradizionali. La scelta del ristorante e la prenotazione si effettuano sul sito o sulla app del servizio. UberEats non richiede né un ordine minimo (c’è chi ha ordinato un solo donut) né, per ora, spese di consegna.

A effettuare le consegne in bicicletta o in scooter sono "corrieri" che prestano la propria opera in maniera occasionale direttamente ai ristoranti: UberEats si pone come solo intermediario fra i ristoranti e i corrieri. È questo l'aspetto che lo differenzia da altri servizi di food delivery, e viste le polemiche, in ambito trasporti, sul compenso degli autisti, il general manager di Uber Italia Carlo Tursi chiarisce la questione su La Stampa: “Fare i corrieri per UberEats è un modo per arrotondare: non ci poniamo certo come fonte unica di reddito o come alternativa agli impieghi tradizionali. La definizione giusta, più che sharing economy, in questo caso sarebbe gig economy, l'economia dei lavoretti". Come ha dichiarato Tursi, Milano non rimarrà a lungo l’unica città italiana in cui è disponibile UberEats: la prossima dovrebbe essere Roma.

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