Il mestiere di Expo: il caso Uvet e l'orizzonte Dubai 2020
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È forse l’unica agenzia italiana che opera nell’ambito del turismo e degli eventi ad avere affrontato il tema Expo con una prospettiva di così ampia portata, tale da avere quasi “inventato” un nuovo mestiere: mentre alcune agenzie, a 6 mesi dall’inizio dell’Esposizione Universale, stanno ancora chiedendosi come e dove inserirsi nel business della manifestazione, Uvet è già case history.

A raccontare il percorso che il gruppo ha intrapreso in vista di Expo è stata Laura Garbarino, CEO di Uevents, durante il BizTravel Forum organizzato a Milano proprio da Uvet. La storia inizia nel 2012, quando il gruppo guidato da Luca Patanè ha cominciato a progettare il lavoro su Expo in termini di rivendita di biglietti (500mila) e costruzione e commercializzazione di pacchetti turistici (100mila) dedicati soprattutto all’incoming leisure. Poi, nel 2013, l’incontro con Jakala Events guidata da Laura Garbarino, che già da un anno stava studiando Expo dalla prospettiva di un’agenzia di eventi, con l’eguale ambizione di non perdere l’occasione – probabilmente unica – di avere l’Esposizione Universale direttamente in casa.

La comunione d’intenti ha portato quindi Patanè ad acquisire Jakala (divenuta Uevents), con la visione di un impegno su Expo che superasse i forse più "semplici" confini della biglietteria e dei pacchetti incoming per avventurarsi anche nel mondo della gestione dei paesi partecipanti e dei loro padiglioni. “Non avevamo un know how specifico e nessuno ci ha detto cosa dovevamo fare” ha detto Laura Garbarino. “Ci siamo inventati tutto strada facendo, da autodidatti”.

La prima mossa è stata quella di mappare i trascorsi: quali paesi avevano partecipato agli Expo precedenti e come, quali ne erano state le esigenze, chi erano stati i loro fornitori e cosa avevano fatto, e poi chi erano i commissari dei padiglioni per Expo 2015: un lavoro non facile e quasi “investigativo”, intessuto con pazienza attraverso viaggi, ricerche, nuovi contatti, nuove relazioni. Una volta chiaro lo scenario, Laura Garbarino costituisce una rete commerciale apposita, un network istituzionale di “ambasciatori” dei paesi e comincia a lavorare sull’offerta.

“Ci è stato chiaro da subito”, ha raccontato la Garbarino, “che i paesi partecipanti, nella maggior parte dei casi, volevano un general contractor, cioè un unico interlocutore che si facesse carico di tutti gli aspetti della partecipazione a Expo”. Quindi, a grandi linee, costruzione del padiglione (in alcuni casi), allestimento degli interni, gestione logistica del padiglione e dello staff proprio durante l’intero semestre, personale operativo locale, gestione del palinsesto eventi, Fuori Expo. “Abbiamo quindi trovato partner con competenze specifiche e organizzato i nostri servizi in aree di attività, proponendoli sia ai paesi partecipanti sia a sponsor e clienti abituali, ognuno per ciò che poteva interessargli”.

In tema allestimenti, costruzione dei padiglioni e realizzazione degli interni, con l’ideazione del concept e del design; in tema di personale operativo, selezione e gestione di addetti alla sicurezza, alle pulizie, all’hospitality e allo staff management, con stima dei flussi di visitatori da gestire giorno per giorno e conseguente reclutamento di personale. Per la logistica, oltre a transfer e accommodation per le delegazioni (2.100 camere d’albergo al giorno per tutto il semestre già prenotate), per lo staff “permanente” dei paesi Uvet ha affittato e arredato 200 appartamenti, con altri 200 a venire fra poco, sta ristrutturando un intero edificio con 26 appartamenti e sistemando vecchi stabilimenti industriali e ville dismesse da trasformare in location per gli eventi Fuori Expo dei paesi, degli sponsor e delle aziende clienti. Poi la ristorazione: non il semplice catering nei padiglioni, ma la gestione vera e propria di ristoranti e bar, con menù legati alle singole tradizioni culinarie. Infine la manutenzione del verde, che costituirà il 30-40% dei padiglioni.

Da agenzia di eventi a general contractor il passo non è breve: “A oggi il team è composto da 15 persone, ma contiamo di arrivare a 50 prima dell’apertura di Expo” dice Laura Garbarino. Il gruppo Uvet ha già acquisito la gestione del padiglione Usa, sta perfezionando i contratti con altri 4 paesi, è in trattativa con ulteriori 5 interloquisce con altri 10, per una possibile gestione, pur con diversi gradi di operatività, di 20 paesi in totale. Per ognuno, un team dedicato.

Stiamo imparando un nuovo lavoro” conclude Laura Garbarino. “Expo in questo senso è davvero un incubatore di professionalità per il futuro”. E l’orizzonte è già Dubai 2020. “Vogliamo che questo sforzo e la pluralità di competenze acquisite siano un capitale da spendere per il prossimo Expo: partiremo per Dubai già a gennaio 2015, con l’intenzione di costituire lì una società per proseguire nel lavoro, che abbiamo scoperto essere stimolante e pieno di sfide, di ‘general contractor’ per i paesi che parteciperanno alla prossima Esposizione Universale”.

Margherita Franchetti

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