Approvato dal Governo il nuovo piano aeroporti: 11 scali sono strategici e 26 di interesse nazionale, futuro incerto per gli altri
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È stato approvato dal Governo, dopo un iter durato 9 mesi, il nuovo piano nazionale degli aeroporti che riordina e razionalizza il sistema degli scali italiani (112 in tutto, 47 dei quali aperti a voli civili non di linea e 11 a uso esclusivamente militare) individuando quelli su cui è prioritario investire.

Il piano, che è stato messo a punto dal ministro delle Infrastruture Maurizio Lupi e che avrà una validità di 5 anni, suddivide l’Italia in 10 aree, per ognuna delle quali è stato individuato un aeroporto di primo livello, cioè di interesse strategico, sul quale investire: Malpensa per il nord-ovest, Venezia per il nord-est, Bologna per il centro-nord, Fiumicino per il centro, Napoli per la Campania, Bari per la zona mediterraneo-adriatica, Lamezia per la Calabria, Catania per la Sicilia orientale, Palermo per la Sicilia occidentale e Cagliari per la Sardegna. A questi si aggiunge il polo Firenze-Pisa, che sarà considerato strategico solo se saranno realizzate la gestione unica e l’integrazione socetaria fra i due scali, per un totale di 11 aeroporti strategici di primo livello.

Altri 26 aeroporti civili aperti al traffico civile e commerciale – cioè Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo, Verona, Treviso, Trieste, Rimini, Parma, Ancona, Ciampino, Perugia, Pescara, Salerno, Reggio Calabria, Crotone, Comiso, Trapani, Pantelleria, Lampedusa, Brindisi, Taranto, Olbia e Alghero – definiti invece di interesse nazionale, rimarranno comunque di proprietà dello Stato e continueranno a beneficiarne del finanziamento. In totale, quindi il piano Lupi prevede 37 aeroporti prioritari, per i quali lo sviluppo degli scali e delle infrastrutture di collegamento, sia viarie sia ferroviarie, saranno a carico dello Stato.

Per l’aeroporto di Linate, Lupi firma il decreto che toglie il vincolo secondo cui nello scalo milanese possono atterrare voli internazionali solo se provenienti da capitali europee: con la modifica si apre il traffico a tutte le altre città europee, ma non ai voli da e per destinazioni fuori dalla UE.

I restanti aeroporti, per lo più di interesse locale, non sono stati considerati prioritari e non saranno sostenuti dallo Stato: l’ipotesi è che quelli di proprietà dello Stato saranno ceduti alle Regioni, sulle quali ricadrà l’onere del finanziamento e che potranno disporne la chiusura o una diversa destinazione d’uso. L’iter del nuovo piano aeroporti prevede ora l’approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni e, infine, l’adozione definitiva con decreto del Presidente della Repubblica.

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