Lo storytelling dell’eccellenza italiana: Laboratorio Gavi indica come valorizzare prodotti e territori, firma The Round Table
A
Un tavolo di lavoro, ma anche un evento dal format inedito per definire gli elementi essenziali attraverso cui narrare le storie delle eccellenze enogastronomiche italiane, valorizzandone le filiere e i territori di produzione per promuoverli a livello internazionale: questo il senso di Laboratorio Gavi, l’evento promosso dal Consorzio Tutela del Gavi e progettato dall’agenzia di comunicazione The Round Table.

Svoltosi a fine agosto al Forte di Gavi, la fortezza storica nell’omonimo borgo piemontese, il Laboratorio Gavi ha visto la partecipazione di 50 persone fra imprenditori, manager, rappresentanti delle istituzioni, professionisti della cultura e della comunicazione e giornalisti, che si sono confrontati sulle “buone pratiche” della promozione internazionale dell’identità di prodotti e territori italiani, a partire dalla case-history del Consorzio Tutela del Gavi, il noto vino bianco piemontese.

Nella sala che The Round Table aveva trasformato per l’occasione in una lounge multimediale, con i video del territorio, gli schermi per i videointerventi, la regia televisiva per la diretta streaming trasmessa sul sito gavi972.it e il live twitting che seguiva l’evento, gli ospiti sedevano davanti a un bicchiere di Gavi attorno a tavoli allestiti come in una piazza, un format informale e aperto che ha facilitato la condivisione delle esperienze.

Ognuno dei 25 ospiti aveva a disposizione un tempo massimo di 4 minuti – scandito dal cin cin di un cucchiaio d’argento su un bicchiere di cristallo – per esporre agli altri relatori e ai 25 giornalisti in sala il proprio intervento, che si concludeva con la scelta di un hashtag finale per la promozione dei territori italiani. Fra i presenti, coordinati dalla critica enogastronomica Roberta Schira, il presidente e il direttore del Consorzio Tutela del Gavi Gian Piero Broglia e Francesco Bergaglio; il critico d’arte Philippe Daverio, il direttore artistico di Expo 2015 Davide Rampello; il direttore generale dell’UPA Giovanna Maggioni; gli imprenditori Fabio Berti Riboli (Golf Club Colline del Gavi) e Vittorio Invernizzi (Terme di Lurisia); le manager Maria Sebregondi (Moleskine) e Daniela Bricola (Serravalle Designer Outlet); lo chef stellato Marco Sacco; l’agronomo Davide Ferrarese e il past-president del Cosmit/Salone del Mobile Carlo Guglielmi, mentre hanno partecipato con videointerventi, fra gli altri, anche il presidente della Camera di Commercio Britannica in Italia John Law e la direttrice dell’Ente di Promozione dei Vini della Borgogna Françoise Roure.

Dagli interventi sono emerse due esigenze principali: la collaborazione fra pubblico e privato, per un Sistema Italia che rompa i particolarismi e punti invece all’alleanza e al networking per vincere nello scenario globale e la forte connessione con arte e cultura, che costituiscono il valore aggiunto anche della produzione enogastronomica, perché il mercato globale non acquista solo il prodotto, ma anche le storie, le esperienze e le suggestioni che sa creare.

Gli hashtag-soluzioni proposti da ognuno dei relatori sono poi stati elaborati collettivamente per definire le “7 Regole per la Buona Italia”, dipinte live dall’artista visualizer Arianna Ruffinengo. Eccole.

1. La filiera della bellezza  
Territorio, arte & cultura, agricoltura, turismo: ama il tuo territorio, gustane i prodotti, e salva la Buona Italia
2. Cultura della terra → Sviluppo economico
La cultura produce economia, se ben integrata alla valorizzazione del territorio
3. Comune visione
Insieme, a 360 gradi, facendo rete  e innovando, parte attiva di un disegno strategico
4. Pubblico + privato
Istituzioni, imprese e professionisti possono e devono fare squadra, interpretando al meglio il proprio ruolo
5. Muoversi nel mondo
Per vendere un prodotto il suo produttore deve viaggiare per il mondo consumando scarpe e valigie
6. Il colore della comunicazione  
La comunicazione dell’enogastronomia è narrazione, coinvolgimento, emozione
7. Unione Italia
Oltre i particolarismi territoriali, la Buona Italia può competere nel mondo solo se unita.

Commenta su Facebook