Gli eventi in Usa valgono 115 miliardi di dollari: i nuovi dati presentati per il rilancio della campagna Meetings Mean Business
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Una piattaforma di advocay attraverso la quale veicolare informazioni che sottolineino il ruolo centrale del settore meeting ed eventi nel creare posti di lavoro, generare valore economico e facilitare il business: riparte negli Stati Uniti la campagna Meetings Mean Business, con l’obiettivo di informare stakeholder, istituzioni e opinione pubblica del valore degli eventi “faccia a faccia” – siano essi convention, congressi, fiere, programmi di incentivazione – per lo sviluppo della conoscenza, delle relazioni e del capitale umano.

La campagna era stata lanciata nel 2009 quando, all’indomani del tracollo della Lehman Brothers che aveva innescato la più grande recessione del dopoguerra, negli Usa molte aziende erano state messe alla gogna per avere organizzato eventi considerati troppo dispendiosi: il caso eclatante era stato quello della AIG che, dopo avere ricevuto cospicui fondi di salvataggio da parte dello Stato, aveva organizzato un evento di lusso per i propri broker. Meetings Mean Business era stato, allora, il “contrattacco” degli operatori di settore, che si erano mobilitati per legittimare e promuovere i benefici degli eventi di business.

La scorsa settimana, quella stessa coalizione di operatori (che comprende associazioni, destinazioni, agenzie, catene alberghiere) ha rilanciato la campagna in occasione della conferenza annuale di PCMA (Professional Convention Management Association), che si è svolta a Boston nello stesso giorno in cui un’audizione al Senato americano illustrava i danni che i radicali tagli di budget governativi per viaggi di partecipazione a conferenze ed eventi causavano al lavoro degli organi federali americani. Ma oltre ai tagli di budget governativi, il settore deve fronteggiare ora un’altra “emergenza”, quella delle nuove tecnologie di comunicazione, che minacciano di ridurre numeri e dimensioni dei meeting faccia a faccia.

Meetings Mean Business è organizzata attorno a 3 concetti principali che illustrano il contributo positivo degli eventi: la creazione di relazioni personali, che sono alla base di qualunque decisione di business; lo sviluppo del business, perché attraverso l’incontro faccia a faccia si presentano nuove idee e nuovi prodotti, si genera innovazione e si fa formazione; il supporto alle destinazioni, laddove gli eventi generano posti di lavoro, fatturato e indotto per le città che li ospitano.

E il migliore strumento a sostegno di meeting ed eventi, si sa, sono i dati del suo valore economico: in occasione del rilancio di Meetings Mean Business, il Convention Industry Council ha quindi presentato i primi dati di aggiornamento dello studio nazionale americano The Economic Significance of Meetings to the US Economy, pubblicato nel 2010 su dati 2009. L’aggiornamento su dati 2012 indica indicatori in crescita in diverse aree: in 3 anni, il numero di partecipanti a meeting ed eventi negli Usa è aumentato del 10%, e il settore ha contribuito al Pil nazionale per 115 miliardi di dollari (+9% rispetto al 2009), versando tasse federali, statali e locali per 28 miliardi di dollari (+9,6%). Meeting ed eventi hanno inoltre generato l’8,3% di posti di lavoro in più rispetto alla precedente rilevazione, per un totale di 1,7 milioni di occupati.

Lo studio completo, con il numero di partecipanti per tipologia di evento, le componenti di spesa e l’analisi di valore economico, sarà pubblicato dal Convention Industry Council nelle prossime settimane.

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