Aziende italiane e social media: opportunità ancora da cogliere
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Le aziende italiane non hanno ancora colto le opportunità della sfida digitale: molte organizzazioni adottano i social media, ma poche di loro dedicano risorse umane e finanziarie ad hoc e accettano i cambiamenti organizzativi necessari per integrare le nuove funzioni. Da uno studio dell'università di Udine (assieme a Cohn&Wolfe e ad Astra Ricerche) presentato nell'ambito della Social Media Week in corso a Milano emerge, insomma, una vera e propria fase embrionale dell'azienda 2.0.

Sono presenti quindi ampi margini di miglioramento: “Le aziende faticano a cogliere la valenza strategica dei cambiamenti che stanno interessando le aspettative e i comportamenti dei propri interlocutori” spiega Luca Brusati, coordinatore scientifico del Laboratorio di ricerca economica e manageriale dell’università di Udine, che ha curato la ricerca attraverso un campione di 101 interviste.

Lo studio ha preso in esame sia aziende di grandi dimensioni che Pmi, operanti in diversi settori: food and beverage, marketing, pubblicità e comunicazione, turismo, hi-tech, chimico-farmaceutico, editoria, banche, no-profit, fashion, pubblica amministrazione e altri.

Il primo elemento digitale delle aziende italiane è il sito web, presente nel 97% dei casi. I social media più usati sono Facebook e YouTube (60% ciascuno) seguiti da Twitter (38%), Flick (18%). Solo nell’8% dei casi Foursquare, mentre i blog sono attivi in circa un terzo delle imprese (35%).

Poche le risorse disponibili: in due casi su tre si investe nel digitale e nei social media meno del 10% del budget destinato alla comunicazione commerciale, istituzionale e sociale. Ad aprire i cordoni della borsa sono quasi sempre (86%) amministratori delegati, direttori generali o la proprietà; nelle grandi aziende il marketing. Quasi il 70% non ha unità dedicate: in quel caso, si tratta spesso di una sola persona.

Le decisioni arrivano dall’alto e quasi mai hanno forti impatti organizzativi, se non per le business unit marketing, ufficio stampa e relazioni esterne. Il marketing è protagonista nel proporre le attività e coordinarle (53% dei casi) e quasi ha sempre un ruolo nel gestirle (84%); decide il budget nel 39% dei casi, che sale però al 60% nelle aziende di medie e grandi dimensioni.

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