Presentati i dati dell’Osservatorio Congressuale Italiano: l’andamento è negativo, ma gli alberghi tengono
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Le statistiche portano ben visibili i segni della fase recessiva che sta attraversando l’Italia: numero di eventi a -2,88%, numero di partecipanti a -3,01%, giornate di presenza congressuale a -13,10% e pernottamenti a -12,82%.

Purtroppo sono quasi tutti con il segno meno i dati dell’Osservatorio Congressuale Italiano (OCI) – lo studio di settore di proprietà di Federcongressi&eventi realizzato con la collaborazione di BTC, la fiera degli eventi, e condotto da A.Man.Tur (Università di Bologna) – che sono stati presentati ieri a margine dell’assemblea dei soci di Federcongressi&eventi.

Il monitoraggio, relativo all’anno 2011, è stato condotto su un campione di 5.260 strutture che ospitano meeting ed eventi, segmentato in modo da essere rappresentativo dell’intera offerta italiana. Rispetto alle edizioni precedenti (l’ultima era relativa all’anno 2009), il database di partenza è stato ampliato e ulteriormente qualificato, e la soglia dimensionale degli eventi considerati è stata abbassata da 50 a 10 partecipanti.

Eccone dunque i dati principali, illustrati da Gabriella Gentile, vicepresidente di Federcongressi&eventi, nel corso di una tavola rotonda sull’andamento della meeting industry in Italia moderata dal presidente dell’associazione Paolo Zona e cui hanno partecipato Stefania Agostini, direttore del Convention Bureau della Riviera di Rimini, Paolo Audino, amministratore delegato di Exmedia/BTC, Marco Biamonti, presidente di Ediman e Salvatore Sagone, presidente di ADC Group.

Se l’Europa, secondo le statistiche ICCA, nel 2011 ha ospitato il 55% dei congressi internazionali, i dati OCI rilevano che l’Italia non è riuscita a sfruttare appieno la potenzialità del momento di crescita.

I numeri dell’attività
Nel 2011 si sono svolti in Italia 400mila eventi (-2,88%) per un totale di circa 33 milioni di partecipanti (-3,01%), 48,5 milioni di giornate di presenza congressuale (-13,10%) e 20 milioni di pernottamenti (-12,82%). I numeri evidenzano una riduzione significativa soprattutto nella durata degli eventi, che hanno quindi generato meno giornate di presenza e meno pernottamenti.

La durata media degli eventi che si svolgono in Italia è di 1,5 giorni, per una media di 121 partecipanti.

Le sedi degli eventi
Gli alberghi congressuali ospitano il 34% degli eventi e i centri congressi il 21%; le dimore storiche hanno ridotto la propria prcentuale all’1%, mentre la quota di mercato più consistente , il 44%, è detenuta dalle “altre sedi congressuali”, cioè spazi fieristici, università, sedi aziendali e location di diverso tipo che non sono destinate esclusivamente all’ospitalità di eventi.

A fronte di uno scenario caratterizzato da dati negativi in termini di numero di eventi e di partecipanti, presenze e fatturati, la tipologia di sede che sperimenta la sofferenza minore è quella degli alberghi congressuali, che registrano, per esempio, fatturati a -6,57% (contro il -20,34% dei centri congressi, il -18,72% delle dimore storiche e il -16,03% delle altre sedi) e il segno più davanti al numero di eventi ospitati (+0,20%, contro il -3,98 dei centri congressi, il -14,46% delle residenze storiche e il -0,43 delle altre sedi).

In generale, gli alberghi ospitano prevalentemente eventi aziendali, con una dimensione media inferiore ai 50 partecipanti e dimensione regionale; i centri congressi sono “specializzati” nei congressi associativi e politici con più di 500 delegati e un carattere nazionale o internazionale, mentre le altre tipologie di sedi si collocano nel mezzo, posizionati bene nel segmento associativo e politico con una media di 250/300 partecipanti per evento.

I prezzi delle strutture sono rimasti mediamente stabili, soprattutto quelli degli alberghi, ma le diverse politiche tariffarie fanno rilevare flessioni nei costi dei centri congressi (-7%) e delle dimore storiche (-2,5%) e, invece, aumenti in quelli delle altre sedi (+4%).

La domanda
Pur in decisa flessione (-10% il numero di eventi promossi), la maggiore domanda di eventi proviene dal segmento aziendale, che detiene il 64% della domanda totale; seguono le associazioni scientifiche, con il 13%, il sistema politico (12%) e le associazioni non scientifiche (11%).

In termini di provenienza della domanda, si rileva l’aumento dell’internazionale (+3,2%), a fronte del calo di quella nazionale (-6,40%) e regionale (-1,70%).

I trend che caratterizzano la domanda sono quelli che vedono la richiesta di eventi più brevi e di minori dimensioni, maggiore attenzione alla spesa e comportamenti di acquisto più severi, con l’acquisto di meno servizi collaterali, tempi di programmazione che si riducono sempre più e maggiore necessità di un ritorno sull’investimento.

Le destinazioni
La maggior parte degli eventi (il 45%) si svolgono nelle grandi città o nelle città d’arte, che però hanno visto tutti gli indicatori in calo; le località marine, con il 27%, sono invece quelle che registrano la minore flessione di presenze. Seguono i centri urbani, con il 18%, e le località turistiche non di mare (10%).

Sotto, a complemento dei dati OCI, riportiamo l'articolo con i dati del Monitor sugli eventi promosso da ADC Group relativo agli investimenti aziendali in eventi nel 2012.

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