Virtual Edge Institute: gli eventi ibridi raggiungono platee più vaste e stimolano la partecipazione reale
Uno studio sull’efficacia degli eventi che possono essere seguiti anche da remoto rivela che il virtuale non cannibalizza il reale. Anzi: la partecipazione virtuale è significativa nel determinare la decisione di prendere parte successivamente all’evento reale.
A
L’americano Virtual Edge Institute (VEI), che promuove soluzioni digitali per meeting ed eventi virtuali, in collaborazione con ROI of Engagement (organizzazione che fornisce alle aziende strumenti per migliorare il coinvolgimento dei propri collaboratori e misurarne il ROI), ha presentato il report Measuring and Maximizing the Impact of a Hybrid Event, il secondo nell’ambito di uno studio pluriennale sull’efficacia degli eventi ibridi, quelli cioè che possono essere seguiti sia dal vivo “on site” sia online, generalmente in streaming e con un grado anche elevato di interattività.

Lo studio (disponibile in basso per il download) si concentra su tre aspetti principali: perché si partecipa di persona o da remoto agli eventi; come il fattore generazionale influenza l’approccio verso la tecnologia virtuale; i benefici che l’evento virtuale porta nel tempo. I dati emersi derivano dalle risposte di 247 partecipanti al Virtual Edge Summit 2011, l’evento (ibrido naturalmente) organizzato annualmente dal VEI per promuovere l’adozione di elementi virtuali negli eventi e nella formazione.

Da un lato, le ragioni principali indicate dagli intervistati per prendere parte a un evento di persona sono la possibilità di ampliare il proprio network (secondo il 43%) e di interagire direttamente con i relatori o gli altri convenuti (41%). Il 30% ritiene che un evento “live” garantisca un apprendimento migliore e il 26% che consenta di approfondire le relazioni. Dall'altro lato, chi partecipa a un evento in modalità virtuale dichiara come motivo principale il taglio dei costi (56%) e il risparmio di tempo (52%); in secondo ordine, la possibilità di seguire solo le sessioni desiderate (40%) e la curiosità di sperimentare un evento virtuale (37%).

L’evento virtuale aumenta la platea potenziale: se venisse cancellata la possibilità di seguirlo a distanza, quasi tutti i “virtual attendees” (93%) affermano infatti che non vi si recherebbero di persona, mentre il 78% dei partecipanti “reali” si dichiara invece disponibile a seguirlo online. Nessuna cannibalizzazione, quindi, secondo il VEI: l’evento virtuale non sottrae partecipanti reali.

Il dato più significativo del report è però che la partecipazione virtuale “promuove” la partecipazione reale: il 18% di chi nel 2010 ha seguito il Virtual Edge Summit da remoto, nel 2011 ha deciso di seguirlo dal vivo, e l’82% di questi sostiene che la partecipazione virtuale è stata significativa nel determinare la decisione di andarci poi personalmente.

“Non solo un evento ibrido amplia la capacità di raggiungere il target, ma può portare chi partecipa a distanza a presenziare direttamente in un secondo momento” sostiene Michael Doyle, direttore esecutivo del VEI.

Il report smentisce inoltre il luogo comune per cui solo i giovani sarebbero a proprio agio con le nuove tecnologie: “Grazie alla diffusione della tecnologia nel lavoro quotidiano, tutte le generazioni sono in grado di partecipare agli eventi da remoto, e ciò dà un segnale positivo per lo sviluppo di meeting ed eventi online” afferma il presidente di ROI of Engagement, Todd Hanson.

Commenta su Facebook