Le imprese italiane vanno nei BRICS: i volumi di spesa per il business travel nei cinque paesi emergenti a +30%
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Nel 2011 i viaggi d'affari delle aziende italiane sono cresciuti soprattutto verso i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), con punte fra il 20 e il 30% rispetto all'anno precedente. Questi cinque Paesi costituiscono ormai il 10% dei volumi di spesa per le trasferte di lavoro e sono destinati, nel medio temine, a cambiare la geografia degli spostamenti aziendali.

L'anticipazione arriva da Uvet American Express, società di business travel management che monitora continuativamente 700 aziende italiane  per elaborare l’annuale ricerca Business Travel Survey, la cui prossima edizione è prevista per maggio.

“Tanti imprenditori italiani” afferma Luca Patanè, presidente del gruppo Uvet, “hanno ormai metabolizzato che il mercato locale, oltre alle sue difficoltà endemiche e congiunturali, è troppo ristretto per aziende che vogliono crescere a ritmi più sostenuti”.

È questa la chiave di lettura dei dati comunicati in questi giorni relativi alle destinazioni di viaggio e alle variazioni dei volumi di spesa dedicati: interessante notare che fra i BRICS è il Brasile campione della crescita di trasferte dei manager italiani, con un +30% rispetto al 2010. Continua certamente anche la crescita della Cina (+27%), che se vede emergere oltre alle mete classiche (Pechino, Hong Kong e Shanghai) anche alcune nuove città (Canton, Najing e Whan).

Grande dinamismo anche per i movimenti verso il Sudafrica e l’India, che sono aumentati quasi del 20%, mentre ha rallentato la crescita verso la Russia (+9%), che rimane comunque il primo Paese fra i BRICS per numero di trasferte. E se nel 2011 i soli BRICS hanno assorbito il 10% dei volumi di spese di viaggio totali, c'è da aspettarsi che questa percentuale sia destinata ad aumentare.

Mentre gli spostamenti verso i BRICS sono aumentati a ritmo sostenuto, sono invece diminuiti drasticamente verso tutto il Nord Africa (le trasferte aeree sono calate circa del 50%, di certo a causa dell’instabilità politica) e verso il Giappone (-40%, in seguito al disastro di Fukushima). Tra gli outsider in positivo, spiccano invece Turchia e Argentina (cresciute sopra il 40%), mentre i mercati domestici europei sono rimasti sostanzialmente stabili.

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