Cisco fa i conti del cloud computing: traffico in crescita esponenziale, le aziende entrano nella "nuvola"
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Il cloud computing vive una fase di crescita esponenziale: il traffico dati veicolato dalla “nuvola” crescerà di 12 volte entro il 2015, secondo la nuova ricerca internazionale Cisco Global Cloud Index (2010-2015), pubblicata dal produttore di apparecchi per le reti informatiche, tra i leader mondiali in questo settore.

Tramite il cloud (il sistema che offre servizi sempre disponibili in Rete e che sta diventando il principale veicolo di contenuti online) le aziende possono offrire ai propri utenti, ad esempio, l'utilizzo di software senza obbligo di installazione o la possibilità di archiviare dati (musica, documenti, video) sul web per accedervi da qualunque località, anche tramite dispositivi mobili come gli smartphone e i tablet. Uno degli esempi più semplici dei servizi di cloud computing è Google Docs, la suite di programmi gratuiti che fa concorrenza a Microsoft Office, il cui utilizzo è interamente online.

Secondo lo studio, il traffico dati cloud passerà da 130 exabyte a 1,6 zettabyte l’anno. Cosa significa questa unità di misura? Uno zettabyte equivale a un trilione di gigabyte e corrisponde a 22 trilioni di ore di musica in streaming, oppure 5 trilioni di ore di conferenza web aziendale via webcam oppure ancora a 1,6 trilioni di ore di streaming video ad alta definizione.

Per Cisco, il fenomeno cloud, uno dei temi più caldi dell’information technology negli ultimi anni, trasformerà radicalmente anche i “data center” (centri elaborazione dati) ovvero le strutture che ospitano le risorse tecnologiche delle aziende, ad esempio i server interni con i dati dei clienti e le transazioni. Per dare un’idea, il più grande data center di Google è un edificio che contiene 45 container con speciali sistemi di raffreddamento.

Il traffico che passa per la “nuvola” è quello che cresce di più all’interno dei data center ed è destinato a triplicare: attualmente solo l'11% del traffico dei data center passa attraverso il cloud, ma nel 2015 arriverà a toccare quota 34%.

Le prospettive delle aziende potenzialmente interessate al cloud sono diverse: da un lato, chi sviluppa e fornisce nuovi servizi online intende sfruttare le opportunità di questo boom per generare profitti. I grandi nomi dell'informatica hanno acquisito negli ultimi anni aziende specializzate (la tedesca SAP, leader nei software gestionali, ha appena investito 3,4 miliardi di dollari per SuccessFactors, fornitore di servizi cloud per la funzione Risorse Umane) e hanno messo in campo servizi cloud per i propri clienti (iCloud è il "magazzino virtuale" da 5 gygabite per ogni utente Apple).

Dall'altro lato le imprese utenti, che usano internet e la "nuvola" come "magazzino di dati": perché adottare questa soluzione? I grandi fornitori di hi-tech hanno alimentato curiosità e aspettative, legate soprattutto a due vantaggi: la possibilità di ridurre i costi (non è più necessario l'acquisto e la manutenzione di pesanti infrastrutture fisiche) e di gestire sistemi agili e rapidi, disponibili in ogni parte del mondo, per rispondere alle esigenze del business. Ma le imprese, al contempo, si pongono il problema della sicurezza delle loro informazioni, che viaggiano in un ambiente dai contorni meno definiti rispetto ai server al sicuro dei confini aziendali: questo fattore, secondo una recente ricerca di Avanade (vedi sotto la notizia correlata) ha frenato finora l'adozione del cloud computing in Italia nel 75% dei casi.

Andrea Paternostro

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