Risorse umane: si diffonde il social recruitment, le aziende puntano su LinkedIn, i candidati su Facebook
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Profili professionali curati sui social media e commenti positivi di altri utenti aiutano a essere selezionati dai responsabili risorse umane aziendali o dalle agenzie di lavoro. E se il profilo è premium, la possibilità di trovare lavoro sale ancora. Lo rivela un ampio studio realizzato dall’agenzia di lavoro Adecco, in collaborazione con la società di consulenza Reputation Manager, che ha coinvolto ben 500 aziende e oltre 9.000 candidati.

Oggetto dell’indagine Digital Reputation & Social Recruiting è capire come e quanto sia diffuso, sia da parte delle aziende che dei candidati, l'utilizzo dei social media come strumenti per la selezione del personale o la ricerca di un lavoro, fenomeno relativamente recente diffusosi in Italia soprattutto nell’ultimo anno.

Dalla ricerca emerge una realtà forse inaspettata: i selezionatori aziendali sembrano più attivi e capaci di utilizzare i social per trovare i giusti candidati rispetto ai candidati stessi. Il 62% degli intervistati in cerca di lavoro, infatti, non ha mai inviato candidature in risposta ad annunci pubblicati sui social media, mentre il 49% delle aziende li utilizza regolarmente come strumento di recruiting.

Come li usano le aziende/i selezionatori
I social media più utilizzati dalle aziende sono LinkedIn (55%) e Facebook (24%), consultati con l’obiettivo di individuare candidati mirati (25%), ampliare il bacino di ricerca (21%) o controllare quanto riportato nei curriculum vitae (17%). I social media sono strumenti di selezione sempre più importanti se si pensa che ben il 30% delle aziende intervistate ha condotto la ricerca e selezione del personale esclusivamente tramite di essi, anche se il 70% dei selezionatori non ha mai escluso qualcuno per i contenuti trovati sui profili.

Come li usa chi cerca lavoro
Contrariamente a chi offre lavoro, chi lo cerca utilizza più Facebook (52%) che LinkedIn (31%). A sorpresa utilizzano di più i social media per trovare un impiego gli over 45 (il 42%), che superano anche la fascia dei 26-35enni, i cosiddetti “nativi digitali” da sempre abituati a interagire con il web. In generale comunque il 53% degli intervistati non li ha ancora utilizzati per la ricerca di un impiego: chi lo fa li usa soprattutto per visionare le offerte di lavoro (38%) e per dare visibilità al proprio curriculum (29%).

Cosa aiuta a trovare lavoro/essere trovati
La ricerca evidenzia alcuni dati utili per capire quando il processo di incontro tra domanda e offerta di lavoro funziona meglio. Aiuta a trovare lavoro innanzitutto l’attivazione sui social (LinkedIn) di un profilo premium, cioè a pagamento, che ha maggiori funzionalità (tra cui quella di rendere il curriculum visibile a tutti, a prescindere dal grado di distanza nella rete di contatti). Il 52% di chi ha un profilo premium viene contattato dalle aziende e il 19% trova un lavoro, percentuali che scendono per chi utilizza la forma gratuita rispettivamente al 40% e 10%. Per contro, soltanto il 4% di chi ha un profilo ha attivato la formula premium.

Tra i criteri seguiti da aziende e selezionatori per valutare i profili online, emergono al primo posto la presenza di profili ben curati, aggiornati e professionali (31%), seguita da una personalità proattiva e dinamica del candidato (20%) e da commenti e referenze postati da altre persone (18%), un’abitudine più tipica della cultura anglosassone ma che converrebbe quindi incentivare anche tra chi cerca lavoro nel nostro Paese.

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