Pensiero Laterale

Riccardo Pizzuti, Vicedirettore NH Leonardo da Vinci Roma
La saga dei Grandi Eventi: episodio “Expo 2015”
A
“Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono…” (cit. Giorgio Gaber)

Nello zaino dei ricordi trovo lo slancio per pensare che forse, e ribadisco FORSE, anche l’Esposizione Universale in programma a Milano dal 1° di maggio del 2015 balla sulle note di questa musica. Scandali amministrativi a parte (tautologico spendere altre parole su quello che sta succedendo tra le maglie della rete degli interessi legati ad Expo, e non solo), sono stato personalmente nel cantiere della “gigantesca chance per chi vende l’Italia senza svenderla” (cit. Matteo Renzi) e la sensazione di completo ritardo che ho provato a 10 mesi dall’inizio dell’evento è stata raggelante.

Tuttavia, l’iPod ha scelto proprio quel pezzo di Gaber per tenere accesa la speranza.

Come i melii nell’incontro con gli ateniesi, a noi storicamente trasmesso da un Tucidide versione Dan Brown (vedi La guerra del Peloponneso), mi sono ambiguamente ritrovato a chiedermi se in questo paese affrontare affannosamente i grandi eventi è solo un’allitterazione o un tragico modus operandi. Dobbiamo per forza far leva, quasi militarmente, sulla speranza? Oppure possiamo stiracchiare la retina della nostra cosa pubblica e non arrivare sempre con il collo torto al foto-finish dei nostri appuntamenti internazionali?

Ho sentito più di qualcuno sussurrare che forse Expo non aprirà mai. E allora, parafrasando il Maestro, “qui mi incazzo, son fiero e me ne vanto, gli sbatto sulla faccia cos'è (stato) il G8”. A l’Aquila io c’ero. E l’ho visto con i miei occhi quanto siamo stati abili nella traslazione last-minute di un evento taglia G8. Al netto di tutte le polemiche giornalistiche e di partito.

Detto tra noi, tornando in Lombardia, mi chiedo ancora dove siano il campione italiano degli eventi, il campione italiano dell’industria alimentare, il campione italiano della creatività e il campione italiano delle infrastrutture. Mi chiedo perché non sono a Milano a tenere le fila (quelle vere) di Expo dal 2008 (perchè il 2008?), visto che Expo è un evento creativo incentrato sul tema dell’alimentazione sostenibile che va costruito ex novo, in Italia.

Il turnover degli event manager nel team di Giuseppe Sala è vorticoso, la capacità programmatica soffocata dall’incerto incedere burocratico, il talento dei più offeso.
Mentre da una parte i grandi congressi/eventi che ciclicamente sarebbero dovuti tornare a Milano nel 2015 si guardano bene dal farsi spennare (il costo medio per camera d’albergo durante quei 6 mesi è oltre i 280 euro), ci sono una miriade di congressi che vorrebbero approfittare della vetrina. È un dato di fatto. È un potenziale di business enorme quello del turismo congressuale durante Expo. Eppure a oggi, non me ne vogliate, non c’è un calendario ufficiale degli eventi (congressuali e non) “marchiati Expo”. E, che la mia modesta persona ne sappia, non c’è nemmeno una procedura per entrarne a far parte. Il marketing di Expo sul congressuale… finite voi la frase.

Eppure, non so perché, ma porto sempre quello zaino sulle spalle eancora non riesco ad essere pessimista…

Brano consigliato durante la lettura del post: So Much To Say – Dave Matthews Band (Crush, 1996)

Riccardo Pizzuti

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