Pensiero Laterale

Riccardo Pizzuti, Vicedirettore NH Leonardo da Vinci Roma
Sulla Cina mia nonna aveva ragione
A
Quella visionaria di mia nonna, per un periodo della mia adolescenza, mi tartassò con un mantra per me all’epoca incomprensibile: “Impara il cinese prima che i cinesi imparino l’italiano!”.

Lei, che in famiglia aveva il soprannome di “piccione viaggiatore” ma in Cina non ci era mai stata (e credo che non abbia mai visto un cinese in vita sua), non aveva torto. Secondo un interessantissimo report di Hotels.com la popolazione cinese ammonta a 1,36 miliardi di persone, ma di queste nel 2013 solo il 5% “godeva” di un passaporto (68 milioni). Poche? Certo!

Potenziale? Enorme. Secondo il China National Tourism Administration (CNTA) la Repubblica Popolare è diventata nel 2014 il più grande mercato turistico outbound, con ben 129 miliardi di USVerdoni spesi nel 2013 (+26% rispetto al 2012) e una proiezione di crescita ancor più ottimistica. Bene.

Ma chi sono i nuovi viaggiatori dagli occhi a mandorla? Sarebbe troppo facile identificarli con le carovane che spesso intasano le strade delle nostre città, dalle fotomorfiche protuberanze corporee. I viaggiatori della nuova era sono molto più di prima individuali che si informano e prenotano in rete i loro spostamenti. Viaggiano in famiglia, accompagnati da figli (figlio, fino a pochi mesi fa…), amici e compagni. Vogliono tecnologia e grandi firme. E per questo pagano, e molto.

Quanto siamo pronti ad accoglierli? Mmhh… vediamo.

Com’è normale che sia per un popolo così numeroso a cui fino a pochi anni fa era vietato uscire dai confini nazionali, le mete più comuni per i turisti cinesi sono certamente gli stati vicini alla Repubblica: Nuova Zelanda, Hong Kong, Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Malesia e Taiwan sono le destinazioni più richieste a oggi. Eppure, dopo gli USA/Canada (primi stati non asiatici nella classifica stilata dal CNTA), l’Italia è al sesto posto di questa hit parade. Diciamo che voglio tener fede alla promessa di ottimismo dell’ultimo post e, dunque, non vi dirò quante guide italiane AUTORIZZATE che parlano cinese abbiamo nelle 4 città di maggiore appeal (12 Roma/Lazio, 2 Firenze, 5 Venezia, 2 Milano). Non lo voglio fare. Vorrei piuttosto stimolare le opportune riflessioni considerando che:

– Il 52% dei loro danari viene speso per attività di shopping
– Il 68% delle donne cinesi organizza e acquista i propri viaggi indipendentemente
– Il 36% dei business traveller è under 35
– L’81% degli under 35 preferisce viaggiare da solo

Com’è normale che sia per un popolo così numeroso a cui fino a pochi anni fa era vietato uscire dai confini nazionali, questi neofiti dell’aeroplano scelgono (o apprezzano) più facilmente situazioni in cui sanno che non dovranno rinunciare del tutto alle loro abitudini alimentari. E certamente non cercano involtini primavera. Fanno bene le catene come Sheraton, Accor, NH che si certificano con riconoscimenti Chinese Friendly, adeguando anche la loro ristorazione (e non solo) alle necessità basiche relative quantomeno al breakfast.

Com’è normale che sia per un popolo così numeroso a cui fino a pochi anni fa era vietato uscire dai confini nazionali, i cinesi hanno standard di comportamento ancora poco internazionali. Ed è per questo che nei loro aeroporti, alle partenze, si trova una simpatica “Guidebook for Civilized Travel Abroad”. Una sorta di libretto rosso del moderno viaggiatore cinese civilizzato… Fantastico!

Approfondire i capitoli di business travel della citata ricerca di Hotels.com è molto interessante: per incentivare la meeting industy bisogna tenere altissima l’asticella della qualità tecnologica. Il 51% dei business Traveller viene dalle grandi città della Cina, dove il progresso tecnologico-digitale è spesso molto più diffuso rispetto alla media delle città europee e italiane, e dove la densità della popolazione raggiunge livelli spesso allarmanti. Dunque, non facciamogli fare altre inutili file per il buffet. Loro sanno apprezzare e ricambiare.

Com’è normale che sia per un popolo così numeroso a cui fino a pochi anni fa era vietato uscire dai confini nazionali, infine, uno dei concetti più importanti per il cinese contemporaneo è proprio quello di "guanxi". Guanxi per loro vuol dire quello che meeting industry vuol dire per noi. Il VALORE DELL’INCONTRO, un profondo sistema di relazioni, “agganci”, contatti, che per un popolo per anni governato da un regime rappresenta quasi una necessità, un “vizio” che solo chi ha letto “L’arte della Guerra” di Sun Tzu può comprendere e analizzare in chiave di sviluppo del business. Dobbiamo tutti affrettarci a studiare per tenerci al passo con una dei fenomeni di mercato più veloci della nostra storia.

Xièxiè.

Brano consigliato durante la lettura del post: Metronomy - The Look (The English Riviera, 2011).

Riccardo Pizzuti

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