Pensiero Laterale

Riccardo Pizzuti, Vicedirettore NH Leonardo da Vinci Roma
L'errore italiano di sottovalutare l'associazionismo
A
“Together we stand, divided we fall”. Così, al minuto 4.27 di un celeberrimo brano del 1979 quattro giovanotti londinesi ri-lanciavano un messaggio di esopica memoria, a dir poco antesignano, che mai come oggi dovrebbe essere un mantra per le nostre imprese. “Ehi tu, non dirmi che non c’è alcuna speranza. Insieme resistiamo, divisi crolliamo”.

Quasi con un grido disperato David Gilmour incitava una generazione a lottare per le proprie convinzioni stando uno accanto all’altro, supportando uno l’agire dell’altro, per far fronte alle difficoltà che pesano sulle nostre esperienze, siano esse esistenziali che professionali.

Forse l’anglofonia, forse la distanza temporale, forse la scarsa attitudine alla competizione, ma il nostro tessuto imprenditoriale assume sempre più l’aspetto di un patchwork a buon mercato piuttosto che di un’organza di pregio. Regolando il focus sul nostro segmento di business, mi viene da pensare al valore che fenomeni aggregativi come l’associazionismo nazionale (Federcongressi&eventi ed MPI Italia solo per citarne due), internazionale (IAPCO, ICCA, MPI) o la sinergia orizzontale (Rete d’Impresa, Convention Bureau locali e nazionali) fanno fatica ad acquisire, in quanto distrattamente considerati come sforzi economici senza ritorno nel breve-medio termine.

Personalmente ritengo ICCA il miglior veicolo di formazione manageriale specifica a livello internazionale tra le associazioni, e ricordo almeno un paio di congressi annuali in cui trovare un italiano tra le varie aule delle sessioni lavorative era quantomeno ambizioso… (non siamo certamente tra i Paesi più rappresentati). Ho preso parte all’organizzazione dell’ultima serenissima Convention di Federcongressi&eventi, durante la quale l’associazione ha organizzato almeno un paio di interessantissimi interventi da parte di altrettanto stimolanti personalità, a cui però ho visto partecipare una quota parte a mio parere insufficiente di colleghi (n.b. la Convention è stata un vero successo, anche nelle presenze). Senza minimamente accennare al valore socio-relazionale che tali occasioni hanno, se adeguatamente sfruttate.

Tanto per volersi contraddire, è necessario considerare quanto, anche tra gli operatori, IL VALORE DELL’INCONTRO sia fondamentale. A maggior ragione in un periodo asmatico della nostra economia generale, tale valore diventa devastante. Incontrarsi, stare insieme, condividere significa arricchirsi, significa aprirsi possibilità altre rispetto a quelle che, ad oggi, ci stanno strattonando indietro verso il declino.

Stare insieme vuol dire imparare dagli altri (mi va bene anche copiare), ma per voler stare insieme bisogna che tutti abbiano chiaro che là fuori c’è un mercato in grado di soddisfare la quasi totalità dell’offerta nazionale italiana, assunto che tale offerta si presenti come identità solida, concreta e strutturata. E non come nebulosa massa informe di servizi e competenze grattugiate su un territorio dalle potenzialità “dormienti”, per voler usare un inglesismo.

Trattasi, insomma, di una congenita carenza di capacità visiva nel medio-lungo periodo che, dovendo fronteggiare il disagio produttivo contemporaneo, si rivela come ancor più preoccupante senza un’adeguata terapia. Coraggio, quindi, avviciniamoci un po’ di più. Perché cadere è più difficile se si non è da soli.

Brano consigliato durante la lettura del post: Promises – Cloud Control (Dream Cave – 2013)

Riccardo Pizzuti

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