La motivazione dei dipendenti come elemento competitivo: i 3 fattori che la generano e che le aziende devono perseguire
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Il valore competitivo di ogni azienda è costituito dai propri collaboratori: quanto più questi sono “engaged”, cioè coinvolti nel proprio lavoro, nell’universo valoriale dell’azienda, nel rapporto con colleghi e superiori, tanto più sono motivati a lavorare bene e a generare vendite e profitti. Al contrario, chi non è coinvolto, razionalmente ed emotivamente, e non si sente parte dell’organizzazione, non solo non è né motivato né produttivo, ma alla prima occasione cambia posto di lavoro, generando un turnover che per l’azienda ha un costo elevato in termini di selezione, assunzione e formazione di nuovo personale. Secondo numerosi studi, invece, le aziende che promuovono la cultura dell’engagement possono incrementare la propria redditività del 40-202%.

Queste considerazioni sono ormai di senso comune: ciò che invece è meno comune nelle aziende è la capacità di individuare i fattori che generano engagement nei collaboratori e intervenire nelle aree che contribuiscono a generarlo. Lo ha quindi fatto, con l’indagine Employee Engagement, Dale Carnegie, società specializzata nella formazione aziendale che ha identificato i 3 principali elementi funzionali ed emotivi che creano coinvolgimento nei dipendenti.

Il primo dato che emerge dall’indagine, condotta su 4.450 lavoratori di 31 paesi, è che in Italia il 29% dei dipendenti si dichiara “completamente engaged”; il 43% lo è parzialmente e il 28% è completamente non coinvolto. Ciò significa che in Italia solo 3 persone su 10 sono pienamente motivate nel proprio lavoro. La percentuale di soddisfazione italiana è inferiore a quella media a livello globale: nel mondo i “completamente coinvolti” sono il 34% e i “completamente non coinvolti” sono il 20%. In generale, ha rilevato Dale Carnegie, i profili professionali con ruoli gerarchici più elevati sono quelli che esprimono maggiore engagement, ma la retribuzione è fattore necessario ma non sufficiente per coinvolgere e motivare.

Ecco quindi i 3 principali fattori che creano engagement:

1. Il rapporto con il capo diretto
Fra gli italiani che si dichiarano coinvolti e motivati, il 60% è soddisfatto del rapporto con il proprio superiore. Le parole chiave sono fiducia ed esempio personale. Un capo deve suscitare fiducia nelle proprie abilità di leadership, deve essere di esempio e mostrare coerenza fra le cose che dice e quelle che fa. Inoltre, deve comunicare in maniera aperta e trasparente e dare ai propri collaboratori un feedback sul lavoro che svolgono.

2. La fiducia nei vertici aziendali
È il fattore che influisce di più per il 46% degli intervistati italiani, per i quali è fondamentale la capacità del top management di prendere decisioni in grado di condurre l’azienda nella giusta direzione. La fiducia è data però anche dalla capacità dei vertici di comunicare con trasparenza, di coinvolgere i collaboratori nei processi decisionali, di tenere in considerazione le loro aspirazioni di crescita professionale offrendo percorsi di carriera che ne valorizzino le competenze individuali.

3. La soddisfazione e l’orgoglio per il proprio lavoro
Gli italiani che sono coinvolti riconoscono alla propria azienda il merito di guardare ai propri collaboratori come persone, rispettandone l’individualità e il benessere, di avere valori forti e positivi con cui identificarsi e di mettere in atto strategie finalizzate al coinvolgimento dei dipendenti nelle politiche decisionali.

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