Economist: quali sono le città più e meno vivibili del mondo e come cambiano gli stipendi di chi vi si trasferisce
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Le 10 città più vivibili del mondo

Le 10 città meno vivibili del mondo

Sono le città di media grandezza dei paesi più ricchi, con una bassa densità di popolazione e attente a sicurezza, mobilità e ambiente, a conquistare nel 2013 i vertici della classifica di vivibilità stilata dall’Economist Intelligence Unit nell’annuale Liveability Ranking and Overview che mette a confronto 140 città del mondo per valutare la qualità della vita che offrono ai propri cittadini e al personale delle aziende che vi operano.

Ed è proprio alle aziende, oltre che alle istituzioni delle destinazioni, che è dedicato lo studio: la classifica di vivibilità dell’Economist fornisce infatti anche un indice dei costi che le imprese devono sostenere per integrare gli stipendi del personale rilocalizzato nelle singole città: quanto meno è vivibile una città, tanto più alti saranno gli stipendi dei dipendenti che vi si devono trasferire con le proprie famiglie, anche temporaneamente, per conto dell’azienda.

Il Liveability Ranking analizza le città sulla base di 30 parametri quali-quantitativi in 5 macrocategorie: stabilità politica, infrastrutture, servizi sanitari, cultura e qualità dell’ambiente, servizi scolastici e di istruzione superiore. Nell’ultimo anno, sottolinea l’Economist, sono state soltanto 28 (cioè il 20%) le città che hanno modificato il proprio posizionamento in classifica: alcune in meglio, ma la maggior parte in peggio, visti i conflitti della primavera araba, la recessione economica in Europa che ha penalizzato Grecia, Spagna e Italia ma anche le città britanniche teatro di proteste e scontri, e le proteste della società civile in Cina.

Il primo posto in classifica va a Melbourne, seguita da Vienna e dalle canadesi Vancouver, Toronto e Calgary. Nelle posizioni successive altre due città australiane, Adelaide e Sydney, poi l’europea Helsinky e, in chiusura della top ten, ancora due città dell’emisfero australe, Perth (Australia) e Auckland (Nuova Zelanda): sono escluse quindi, dai vertici del ranking, le città statunitensi e quelle asiatiche. Con ben 4 città fra le 10 più vivibili del pianeta, l’Australia si conferma il paese che offre la migliore qualità di vita, seguito a breve distanza dal Canada. Secondo l’Economist, le grandi capitali mondiali come New York, Londra, Parigi e Tokyo sono vittime del proprio stesso successo, che ne ha abbassato il livello di vivibilità: l’elevata densità di popolazione porta infatti alti livelli di criminalità, problemi di mobilità e congestione, carenze infrastrutturali.

Alle città più vivibili si affiancano, specularmente, quelle meno vivibili: la città con il punteggio più basso in assoluto è Damasco, per gli ovvi motivi legati a una guerra civile che si trascina da quasi due anni. Poco sopra c’è Dhaka, in Bangladesh, e poi Port Moresby, in Papua Nuova Guinea. Salendo nel ranking si trovano Lagos (Nigeria), Harare (Zimbabwe), Algeri, Karachi (Pakistan), Tripoli, Douala (Camerun) e Teheran. Città come Kabul in Afganistan e Baghdad in Iraq non sono state valutate perché considerate in partenza di poco appeal sia per viverci che per lavorarci.

A determinare il basso livello di vivibilità sono soprattutto i conflitti, che hanno un impatto devastante su tutti gli aspetti della vita quotidiana: oltre alla sicurezza personale degli individui, danneggano le infrastrutture, riempiono gli ospedali, limitano la disponibilità di beni e servizi di prima necessità, riducono l’attività economica. Le 10 città peggiori in cui vivere rientrano quasi tutte in questa categoria, con l’esempio eclatante di Damasco, che nell’ultimo anno ha perso ben 10 posizioni.

Alle 140 città analizzate il Liveability Ranking ha attribuito un punteggio da 1 a 100, dove 100 indica la città ideale e 1 la città dove è intollerabile vivere: a grandi linee, un punteggio inferiore a 50 indica una città dove è davvero difficile vivere. Melbourne, per esempio, ha 97,5 punti, mentre Damasco arriva soltanto a 38,4. Ecco quindi l’indice delle maggiorazioni di stipendio che l’Economist suggerisce alle aziende di erogare ai dipendenti trasferiti nelle città analizzate. Per le città che hanno un punteggio fra 80 e 100 e che non presentano nessuna difficoltà per il vivere quotidiano, nessuna maggiorazione. Per quelle fra i 70 e gli 80 punti, dove il livello di vità è buono ma ci possono essere aspetti di criticità, si suggerisce un aumento del 5%. Nelle città fra i 60 e i 70 punti ci sono elementi negativi che impattano sullo standard di vita quotidiano, e la maggiorazione consigliata è del 10%. Fra i 50 e i 60 punti la vivibilità è limitata e l’aumento suggerito è del 15%. Sotto i 50 punti la maggior parte dei normali standard di vita occidentali è compromessa, e l’aumento di stipendio consigliato è del 20%.

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