Digital Economy: internet potrebbe portare in Italia 200mila nuovi posti di lavoro per un impatto economico di 10 miliardi di euro
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Una crescita occupazionale di qualità, sulla scia di quanto sta avvenendo nel Regno Unito. A fornire questa opportunità all'Italia può essere la Digital Economy, un settore che ha tutte le potenzialità per innescare, nella nostra Penisola, la tanto attesa svolta anticrisi. Il messaggio arriva dai dati presentati nel corso di IAB Events, il forum romano che la scorsa settimana ha messo a confronto il settore del digitale con istituzioni, aziende e associazioni dei consumatori.

A livello mondiale, secondo le previsioni elaborate da Marc Vos, partner & managing director di The Boston Consulting Group, nel 2016 metà della popolazione del globo sarà connessa alla rete e la Digital Economy, che già oggi contribuisce al 4% del Pil mondiale, arriverà ad avere un valore complessivo di oltre 4mila miliardi di dollari. Anche in questo settore i paesi emergenti si stanno dimostrando più reattivi di quelli sviluppati; le previsioni indicano, infatti, che già dal 2015 li sorpasseranno per numero di internauti, con 1,4 miliardi di utenti rispetto ai 700 milioni dei paesi sviluppati.

La galassia del digitale include innumerevoli attività, dall'e-commerce BtoB fino al mobile commerce, per un valore complessivo di quasi 950 miliardi di dollari. Un'opportunità che nessun Govenro può permettersi di non cogliere, nemmeno quello italiano.

Inequivocabili, a questo proposito, le cifre snocciolate da Fabiano Lazzarini, general manager di IAB, che ha evidenziato come le potenzialità fornite da questo comparto per l'occupazione europea sono quantificabili in 1,5 milioni di posti di lavoro in più, a patto però che i paesi europei adottino una linea comune nelle scelte della Digital Economy.
Al primo posto nella classifica degli occupati nel comparto c'è la Gran Bretagna con 300mila professionisti impiegati direttamente nel settore internet, mentre l'Italia è ferma a quota 100mila e si posiziona ancora dietro alla Spagna, scendendo poi al settimo posto se si esamina il solo comparto dell'advertising online. Se però il nostro paese puntasse più decisamente sulla Digital Economy, ha detto Lazzarini, la crescita occupazionale che si genererebbe potrebbe portare 200mila nuovi posti di lavoro, per una remunerazione totale che dagli attuali 4 passerebbe a 10 miliardi di euro.

Anche sul fronte dell'advertising online la posizione dell'Italia, secondo Lazzarini, è ampiamente migliorabile: il numero di occupati potrebbe raddoppiare raggiungendo la Francia, o addirittura quintuplicare, arrivando ai livelli attuali del Regno Unito. Questo anche a fronte di un aumento degli investimenti aziendali nel settore della pubblicità online, che IAB Italia prevede, per quest'anno, di 7-8 punti percentuali in più sul 2012. Per il nostro paese, dunque, il salto di qualità è possibile, ma è fattibile solo operando scelte fortemente focalizzate sulla digitalizzazione.

Per questo motivo Lazzarini è arrivato a chiedere la creazione di un Ministero per l'economia digitale e una maggiore cooperazione tra il settore pubblico e il privato per aumentare, a livello aziendale, le occasioni di formazione sul digitale. Secondo il general manager di IAB Italia, manca, inoltre, la conoscenza di base sul mondo digitale e, di conseguenza, sarebbe necessario introdurre professionalità di questo tipo anche nelle scuole e nelle università italiane.

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