La crisi economica e le incertezze che ne derivano portano con sé, inevitabilmente, un certo grado di sfiducia fra chi lavora e teme di perdere il posto. A ispirare parte di questa sfiducia pare siano però i manager aziendali che, soprattutto in Italia, sembrano non godere di grande credito presso i propri collaboratori, che li giudicano poco capaci di affrontare e gestire le sfide che il momento difficile impone.
Ad affermarlo è il Global Workforce Study di Towers Watson, la multinazionale della consulenza direzionale che ogni anno stila un rapporto su aspettative e percezioni dei dipendenti aziendali per valutare gli elementi che ne determinano il grado di motivazione e la capacità di contribuire positivamente al successo dell’azienda.
Secondo lo studio, condotto a livello internazionale con focus specifici sui mercati nazionali, il 37% degli italiani intervistati non ha fiducia nell’operato del senior management della propria azienda (la percentuale è di tre punti più alta rispetto alla media europea) e il 58% (+11% rispetto all’Europa) pensa che i top manager non comunichino efficacemente informazioni sull’andamento dell’azienda in rapporto agli obiettivi. Inoltre, soltanto il 38% dei lavoratori italiani pensa che il management si comporti in maniera coerente con i valori aziendali (-5% rispetto alla media europea) e – il dato più significativo di tutti – soltanto il 39% crede a quello che gli viene detto dai senior manager, percentuale inferiore di dieci punti rispetto al sentiment degli omologhi europei.
Una delle chiavi di volta per affrontare e superare la crisi è l’innovazione, e gli italiani, questa volta in linea con quanto accade negli altri Paesi del vecchio continente, pensano che le proprie aziende non siano attrezzate per innovare: il 67% dichiara infatti che nella propria organizzazione non si premia chi porta idee innovative e il 64% che non si è abbastanza veloci ed efficaci nel passare dall’idea innovativa alla sua realizzazione.
Ancora meno credibilità paiono avere, secondo lo studio di Towers Watson, i manager con cui si ha un rapporto quotidiano, cioè i capi diretti: il 61% dei lavoratori italiani (+7% rispetto all’Europa) ritiene addirittura che il proprio capo non sia in grado di valutare il lavoro dei collaboratori e capire chi è più bravo e chi lo è meno, e soltanto il 42% pensa che il proprio capo mostri coerenza fra quello che dice e quello che poi fa veramente (questa percentuale è inferiore di 7 punti alla media europea).
Ai manager diretti si imputano molte mancanze anche per quanto riguarda la capacità di motivare i propri collaboratori: soltanto il 31% degli italiani (-14% rispetto agli europei) dichiara di vedere riconosciuto il proprio lavoro ben fatto, anche solo verbalmente. Il 58% pensa inoltre che il proprio capo non ascolti opinioni diverse dalla propria prima di prendere decisioni e che non incoraggi nuove idee o nuovi modi di operare. E se la motivazione va spesso di pari passo con la responsabilizzazione, la maggioranza degli intervistati (56%, un +8% sulla media europea) pensa che nella propria azienda i lavoratori non siano sufficientemente responsabilizzati sull’andamento generale dell’azienda.