Economist: ecco le migliori città in cui vivere e lavorare, Roma sale all’11° posto
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La classifica Best Cities Ranking stilata con il nuovo criterio e con quello tradizionale

Hong Kong

Costo della vita, vivibilità, contesto socio-culturale e qualità dell’ambiente urbano sono gli aspetti che l’Economist Intelligence Unit, il centro studi del gruppo The Economist, valuta per stilare l’annuale classifica Best cities ranking and report sulle "migliori" città al mondo. Un indice interessante anche per individuare le destinazioni che in virtù delle stesse caratteristiche sono più attrattive e presentano maggiori benefici sia per l’attività economica che per l’organizzazione di eventi. Europa Occidentale, Nord America, Canada e alcune metropoli dell’Asia rappresentano la top ten, dove per poco non rientra anche Roma, passata dal 18° all’11° posto.

Gli aspetti interessanti dell'edizione 2012 della ricerca sono due: il metodo con cui è stata rinnovata rispetto alle versioni precedenti e il criterio individuato come prioritario nella valutazione delle città. L'Economist Intelligence Unit ha infatti scelto di rinnovare lo studio facendo appello al crowdsourcing, coinvolgendo cioè gli utenti internet nel mondo tramite BuzzData (piattaforma di condivisione di informazioni e commenti da usare per ricerche di mercato e indagini aziendali), in una competizione aperta per individuare il nuovo metodo di indagine migliore.

Il vincitore del contest è stato l'architetto italiano Filippo Lovato, che ha elaborato lo Spatially Adjusted Liveability Index, integrando cioè ai criteri tradizionali dell’Economist (sulla stabilità sociale ed economica, l’offerta culturale, l’ambiente, i servizi per la salute, l’istruzione e le infrastrutture) una serie di indicatori specifici sulla qualità dello spazio-città: la presenza del verde urbano, l’estensione della città, le caratteristiche naturali, il livello di inquinamento, la posizione e l’eventuale isolamento, la connettività con il resto del mondo, il patrimonio culturale.

La nuova classifica vede così alcuni importanti differenze rispetto a quella tradizionale. Al primo posto si posiziona Hong Kong (10° nella classifica tradizionale), favorita dall’essere una città urbanisticamente compatta, ben servita dai mezzi di trasporto e connessa all’esterno, che ha preservato la propria eredità culturale e realizzato una estesa rete di spazi verdi.

Nella top ten troviamo poi ben cinque metropoli europee: Amsterdam (2°), Parigi (4°), Stoccolma (6°) Berlino (7°) e Monaco di Baviera (9°) – già comunque presenti anche nella top ten tradizionale – a conferma che il mix di eredità culturale, dimensioni contenute (rispetto alle megalopoli asiatiche), attenzione al welfare e all’istruzione tipici del modello sociale europeo, è portatore di valore.

Bene anche per le città giapponesi: Osaka (3°) supera Tokyo (10°), ed entrambe vantano un buon livello di infrastrutture e di tasso di innovazione (ma sono penalizzate dall’eccessiva estensione e dalla carenza di spazi verdi); mentre confermano la propria attrattività Sydney (al 5° posto) e Toronto, che perde però la vetta della classifica per diventare ottava.

Buone notizie dunque anche per l’Italia. Roma passa dal 18 all’11° posto, ottenendo ottimi punteggi relativi al patrimonio culturale, all’ambiente naturale di cui è circondata e alla raggiungibilità (grazie all’hub internazionale di Fiumicino): tutti aspetti che la dipingono come meta ideale anche per l’organizzazione di eventi e congressi.

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