Che i social media siano entrati in ufficio, è un fatto ormai comprovato. Come e quanto le aziende possano o debbano
tracciare una linea fra l’utilizzo personale e quello professionale è però ancora tutto da discutere. Il 30% dei lavoratori a livello internazionale (il 20% in Italia) ritiene
accettabile l’utilizzo dei social media per uso personale durante l’orario di lavoro, con un margine di consenso legato sia all’appartenenza generazionale sia alla provenienza geografica.
Ad analizzare il tema dell’utilizzo dei social media in ufficio e del loro impatto sulla produttività e sulla privacy (aziendale e personale) è la ricerca
Quando i mondi entrano in collisione: l’ascesa dei social media ad uso professionale & personale, condotta dalla multinazionale delle risorse umane
Kelly Services, che ha intervistato 170.000 persone in 30 Paesi, di cui 6.000 in Italia.
Fra chi approva l’utilizzo personale dei social media sul posto di lavoro prevalgono
gli asiatici, molto più “liberal” di europei e americani sul tema, e i giovani: è favorevole, infatti, il 48% degli intervistati dell’area Asia-Pacifico (contro il 30% di quelli dell’area EMEA e il 16% delle Americhe). Per le aziende multinazionali, è un’indicazione di cui tenere conto: policy geograficamente uniformi sull’utilizzo dei social media
scontenterebbero fasce significative di dipendenti.
A livello generazionale,
chi sostiene l’uso dei social in ufficio sono, prevedibilmente, i più giovani: il 36% (in Italia il 25%) dei lavoratori della
Generazione Y, fra i venti e i trent’anni, il 30% (20% in Italia) di quelli che appartengono alla
Generazione X, fra i trenta e i cinquant’anni, e soltanto il 19% (in Italia il 17%) dei cosiddetti
Baby Boomer, cioè i cinquanta-settantenni.
"Mentre molti dipendenti sono pronti a vedere i benefici dell’utilizzo dei social network in ufficio, i datori di lavoro e i dirigenti sono perplessi e devono ancora risolvere alcune complesse
problematiche legate alla privacy, al monitoraggio e all'accesso alle informazioni aziendali riservate" commenta
Stefano Giorgetti, Amministratore Delegato di Kelly Services Italia.
Interessante notare che i lavoratori con un
più elevato grado di competenze tecnico-professionali si sentono più a proprio agio (il 35%) nell’utilizzare i social per fini personali di quanto non lo siano i lavoratori meno qualificati (il 24%).
Nonostante la diffusa accettazione dei social quale parte integrante della giornata lavorativa,
il 43% dei dipendenti riconosce che hanno un impatto negativo sulla produttività: a esserne maggiormente consapevoli sono gli intervistati più anziani e, in termini geografici, quelli delle Americhe, dove la pressione per la massima efficienza lavorativa è più sentita. I rispondenti (il 47% a livello globale, di più gli americani, di meno gli asiatici) esprimono anche preoccupazione per il fatto che
la commistione di contatti personali e professionali sui social possa portare a problemi sul posto di lavoro.
Un quarto degli intervistati (il 24% in media, di più gli asiatici, di meno gli americani) ritiene
accettabile condividere opinioni su questioni di lavoro con amici e colleghi attraverso le piattaforme social, ma al 12% (specialmente agli asiatici e specialmente alla Generazione Y)
è stato espressamente chiesto di smettere di utilizzare i social durante il lavoro.
Un tema controverso è quello della
liceità dell’accesso, da parte delle aziende, alle pagine social dei dipendenti oppure dei candidati, prima di deciderne l’assunzione. Gli intervistati si esprimono negativamente: in media, il 56% dei dipendenti ritiene che
il datore di lavoro, presente o futuro, non abbia il diritto di visionare i contenuti personali. A livello Italia, che con il 55% dei contrari si mantiene in linea con l’opinione internazionale, si è più gelosi della propria social privacy in Puglia (64%), in Campania (61%) e in Calabria (59%).
"Per molti lavoratori,
poter accedere ai social media in ufficio è diventato quasi un diritto. Infatti, sono ormai considerati strumenti fondamentali per la comunicazione e utili per la carriera e per la ricerca di opportunità professionali” commenta Giorgetti. “Siamo di fronte a posizioni contrastanti tra chi è favorevole e chi, invece,
rileva le insidie che la contaminazione tra vita personale e professionale potrebbe generare”.
Il report completo
Quando i mondi entrano in collisione: l’ascesa dei social media ad uso professionale & personale di Kelly Services è scaricabile qui sotto.