Le aziende più ambite dagli italiani e i 5 fattori che rendono attrattivo un posto di lavoro
A
Cosa rende un’azienda attrattiva come posto di lavoro? La domanda non è banale, soprattutto in tempi in cui le aziende lamentano – a livello globale, non solo in Italia – la difficoltà a reperire sul mercato figure professionali con le competenze di cui hanno bisogno per sviluppare il proprio business. Per risultare “desiderabili”, e quindi conquistare e trattenere i talenti migliori, le aziende devono quindi sapere quali sono i fattori che agli occhi delle persone rendono attrattivo un posto di lavoro e comunicare di conseguenza al mercato le proprie caratteristiche positive in quegli ambiti specifici.

A indagare i fattori di attrattiva e misurare il livello di desiderabilità delle aziende italiane così come percepito dai potenziali candidati è una ricerca internazionale commissionata da Randstad, che in Italia ha intervistato 5mila persone (occupati, studenti e non occupati) chiedendo loro di esprimersi su 150 aziende con oltre 1.000 dipendenti e sede in Italia, attive in 17 settori merceologici.

I fattori che rendono attrattivo un posto di lavoro
La prima evidenza sono i 5 fattori principali che secondo gli italiani rendono attrattivo un posto di lavoro: il più importante è l’equilibrio tra vita privata e lavorativa, seguito dall’atmosfera di lavoro piacevole, dalla sicurezza del posto, dall’entità dello stipendio e, infine, dal contenuto e dagli stimoli del lavoro stesso. E le aziende che risultano più desiderabili, e che quindi hanno saputo costruirsi una reputazione positiva con efficaci strategie di employer branding, sono Thales Alenia Space, Automobili Lamborghini e Gruppo Mondadori.

Le aziende più ambite
Thales Alenia Space, con il 66,3% delle preferenze (tra tutti coloro che conoscono il brand), è considerata attrattiva soprattutto per il lavoro stimolante che offre e per l’uso di tecnologie innovative, mentre Lamborghini, con il 63,6% delle preferenze, è apprezzata in particolare per la “buona reputazione”. Mondadori porta a casa il 63,3% delle preferenze, unica azienda del settore media a guadagnare il podio come posto di lavoro più desiderato. Altre aziende emerse per singoli fattori di attrattiva sono Coca-Cola HBC Italia per sicurezza del posto di lavoro e solidità finanziaria, Avio Aero per l’equilibrio tra vita privata e lavorativa, l’atmosfera di lavoro piacevole e le opportunità di carriera, Huawei per uso di tecnologie innovative, buona reputazione e solidità finanziaria, Ikea per le iniziative di responsabilità sociale.

Il gap fra le aspettative delle persone e la comunicazione delle aziende
La ricerca evidenza però un disallineamento fra le aspettative dei potenziali dipendenti e l’effettiva offerta delle aziende: se le persone ricercano prevalentemente equilibrio fra vita e lavoro, buona atmosfera e sicurezza, le aziende tendono invece a focalizzare la propria comunicazione soprattutto sui temi di solidità finanziaria, buona reputazione e uso di tecnologie innovative. Ciò non significa che le esigenze siano inconciliabili, ma che le aziende devono investire in employer branding, cioè comunicare meglio le proprie caratteristiche negli ambiti che ai potenziali talenti interessano di più. “L'employer branding oggi è cruciale per il successo di un'azienda perché le persone si riconoscono prima di tutto nelle culture delle imprese e la capacità di attirare i talenti sarà sempre più l'elemento determinante per la competitività” commenta Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia.

Settore e dimensioni del datore di lavoro ideale
Per informarsi sulle aziende e sulle loro potenzialità come datori di lavoro gli italiani utilizzano innanzi tutto i siti web ufficiali delle aziende stesse, poi ricorrono all’opinione di amici e familiari e agli articoli disponibili online; solo in ultima battuta consultano LinkedIn e i siti di annunci di lavoro. Il datore di lavoro ideale è una grande azienda o una multinazionale: le PMI sono al secondo posto delle preferenze e le organizzazioni non profit al terzo, mentre solo in ultimo è considerata la prospettiva dell’imprenditorialità. E in tema di settori, quelli più ambiti sono i media (57%), il largo consumo (53%) e l'industria (51%), anche se poi il 90% degli italiani si dice comunque disponibile a cambiare settore lavorativo.

Il timore dei robot e l’approccio alla riqualificazione professionale
Gli italiani, conclude la ricerca, non sembrano spaventati dall'ipotesi che il loro attuale posto di lavoro possa essere sostituito da un robot nel prossimo futuro: il 46% delle persone pensa che l’automazione migliorerà il proprio lavoro e il 37% che non avrà alcuna influenza sulle sue mansioni. Ma qualche timore comincia ad affacciarsi, visto che l'11%, invece, teme di perdere il lavoro come conseguenza dell’avvento delle nuove tecnologie. E paradossalmente, a fronte di un 58% di intervistati che sarebbe felice di riqualificarsi (a parità di stipendio) per adattarsi a un mercato del lavoro in continua evoluzione, c’è un 7% che dichiara che preferirebbe cambiare azienda piuttosto che aggiornare le proprie competenze.

Commenta su Facebook