Il 2012 sarà un anno di moderata crescita per meeting ed eventi: positivo il report EIBTM sui trend globali di mercato
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Il 2012 sarà un anno di relativa crescita per il settore meeting ed eventi: la maggior parte degli analisti prevede che la domanda di eventi aziendali a livello globale aumenterà fino a raggiungere, alla fine dell’anno, i livelli pre-crisi del 2008. E c’è maggiore ottimismo nel settore riguardo all’anno che sta per arrivare di quanto non ce ne sia nell’economia in generale.

È quanto emerge dallo studio EIBTM Global Industry Trends and Market Share Report che Rob Davidson, docente di Event Management all’Università di Greenwich (Londra) e analista di settore, ha condotto per conto dell’EIBTM e presentato a Barcellona durante la fiera.

Indubbiamente, sostiene Davidson nel suo report, la maggiore sfida per il settore è quella di riuscire non solo a gestire l’incertezza che domina sui mercati di tutto il mondo, ma anche a dimostrare che gli eventi non sono un costo per le aziende in crisi, ma piuttosto uno strumento che può contribuire alla ripresa e alla crescita economica. Le previsioni macroeconomiche del Fondo Monetario Internazionale suggeriscono che nel 2012 la crescita globale sarà del 4%, in rallentamento rispetto al 5% del 2010, e che le economie avanzate segneranno un +2% di media, dato di per sé modesto ma comunque positivo, perché indica una previsione di contenimento della crisi dell’euro.

Le cosiddette economie emergenti fungono da traino per la ripresa mondiale, anche a se a ritmi di crescita inferiori rispetto al passato: si distingue il Brasile, che nel 2012 diventerà la sesta economia mondiale superando il Regno Unito e che ha sempre più camali commerciali aperti con la Cina, dove esporta materie prime: meeting ed eventi, si sa, seguono il business, e c’è quindi da aspettarsi un consistente aumento dei volumi in queste regioni.

Per quanto riguarda gli eventi corporate, i settori merceologici che ne commissionano i più consistenti volumi esprimono (globalmente) un certo dinamismo e segnalano comunque attività che portano alla domanda di meeting ed eventi: le aziende farmaceutiche, cui in alcuni Paesi dell’eurozona è stato imposto di ridurre i prezzi dei farmaci, sono invece in espansione sia nell’Europa dell’Est sia nelle aree emergenti, dove la domanda di farmaci e di attrezzature medicali è in crescita. Il settore automobilistico, che sta portando la produzione i regioni a basso costo quali Cina, India e Sud America, sta però registrando una ripresa delle vendite, e quindi del lancio di nuovi modelli, negli Stati Uniti. Il settore finanziario, che a causa della crisi è stato costretto a ricorrere a fusioni, acquisizioni e ristrutturazioni aziendali un po’ in tutto il mondo, continua per queste ragioni a servirsi degli eventi di business, di comunicazione e di motivazione. In generale, sottolinea il report, cresce la domanda di eventi corporate, anche se il numero di partecipanti per singolo evento è destinato nel 2012 a diminuire.

I congressi associativi non sembrano essere significativamente influenzati dalla crisi: innanzi tutto perché sono molto meno soggetti agli umori del mercato di quanto non siano gli eventi aziendali, e poi perché con le nuove professioni si moltiplicano anche le associazioni che le rappresentano. Fra aprile e novembre 2011, segnala Davidson nel suo report, l’Unione delle Associazioni Internazionali (UAI) ha aggiunto al proprio database ben 500 nuove associazioni, 200 delle quali organizzano congressi regolarmente. Davisdson segnala anche che un’indagine di INCON, network di alcuni fra i maggiori PCO del mondo, ha rilevato che il fatturato delle aree espositive ai congressi è rimasto sostanzialmente stabile e che è previsto invece un incremento delle sponsorizzzioni.

I viaggi di incentivazione, che nella prima parte dell’anno sembrava si stessero stabilizzando, sono ora più soggetti alle preoccupazioni economiche delle aziende. Il mercato Usa (committente di circa il 50% dei viaggi incentive nel mondo) tende ora a scegliere destinazioni nazionali e coinvolgere in maniera più significativa gli uffici acquisti delle aziende nelle decisioni riguardo i programmi di viaggio. Si mantiene alta, inoltre, la sensibilità verso le possibili “stravaganze”: in tempi di crisi, meglio incentive più sobri. L’Europa, che nel primo semestre 2011 aveva registrato una buona performance sui viaggi di incentivazione, ha ora rallentato la domanda interna, ma rimane una delle macroaree più richieste per l’incoming da altri continenti.

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