Confservizi Lazio ha presentato ieri a Roma il dossier
Olimpiadi, infrastrutture, servizi che ha commissionato, con il contributo della Camera di Commercio di Roma, alla
Rur (Rete urbana delle rappresentanze) e al
Censis, con l’obiettivo di
riportare l'attenzione sulla candidatura della capitale ai
Giochi olimpici del 2020.
Mercoledì 16, infatti, avrebbe dovuto essere presentato a Palazzo Chigi
lo studio di fattibilità dell'evento, ma i lavori in corso per la formazione del nuovo governo Monti l'hanno fatta rinviare a fine mese. Il
7 settembre 2013, cento membri del Comitato Olimpico Internazionale prenderanno la decisione definitiva sulla sede olimpica. La scadenza più vicina è però quella di
metà febbraio 2012: entro questa data, il governo italiano dovrà inviare al CIO una lettera formale a sostegno della proposta.
"La candidatura di Roma 2020, ben oltre il fattore olimpico, può diventare il laboratorio, di valenza nazionale,
per
l’adozione di fondamentali innovazioni di metodo che riguardano i temi della fattibilità del progetto, delle risorse, della governance e delle procedure, del monitoraggio dei tempi ma anche del rapporto con la città, e quindi il tema del consenso” scrivono Rur e Censis nel rapporto.
La forza della proposta romana, afferma Confservizi, sta negli impianti sportivi in gran parte già esistenti, ma è necessario un forte
impegno progettuale e finanziario per attuare la “trasformazione urbana” e il “potenziamento infrastrutturale”. L’eredità per la capitale sarebbe, in quest’ottica, “il Parco Fluviale del Tevere (reso navigabile dalla diga di Castel Giubileo sino a Ponte Milvio) e un
migliorato e integrato sistema di trasporto pubblico”.
Il dossier delinea con forza
le criticità storiche della capitale, in primis la ridotta estensione della rete metropolitana (solo due linee e 36 chilometri, quando grandi città europee come Berlino e Barcellona ne hanno rispettivamente 146 e 123) e le difficoltà dei trasporti, ma anche la
necessaria riqualificazione del tessuto urbano, con l’esigenza di frenare lo
sviluppo disordinato che ha creato degrado in un territorio metropolitano enorme e con una densità abitativa molto bassa.
Lo studio evidenzia soprattutto
le opportunità del grande evento per Roma: “Casi come Barcellona dimostrano che l’eredità può essere largamente positiva se il progetto è
ancorato ai bisogni della città e a una strategia di medio-lungo periodo” si legge nel rapporto. Negli ultimi anni, infatti, le proposte olimpiche sono state sempre più attente all’impatto ambientale e ai benefici per il tessuto urbano: “Contenimento dei costi, contenimento degli impatti,
centralità della legacy (cioè dell’eredità post-evento) sono gli elementi comuni,
il filo rosso che contraddistingue le candidature di Londra 2012, Rio 2016, Roma 2020”.I grandi eventi di oggi, insomma, devono calarsi positivamente nel tessuto urbano: si punta sempre meno a una visione centrata sulla creazione di “nuove ed eclatanti addizioni all’esistente (lo stadio avveniristico)”, mentre hanno grande rilievo, sottolinea il dossier,
“l’orientamento generale al contenimento dell’uso delle risorse, con una visione legata soprattutto al dopo-evento, quindi al
massimo riutilizzo-riconversione delle aree e delle strutture realizzate” e
“l’attenzione all’impatto ambientale”,
insieme al potenziamento del trasporto pubblico e alla “rigenerazione ambientale e funzionale di ampie aree urbane marginali che vengono ri-immesse nel circuito di vita della città grazie a nuove funzioni miste (residenze, funzioni attrattive, parchi)”.
A
Londra, per esempio, “la scelta di fondo è stata quella di promuovere, attraverso gli investimenti olimpici,
un riequilibrio tra la parte occidentale (ricca e ben servita dalle infrastrutture)
e quella orientale (l’East London), relativamente povera di servizi e dotazioni pubbliche” sottolinea il dossier.
Confservizi e Camera di Commercio ritengono però indispensabile per Roma 2020
"costituire una cabina di regia che consenta a tutti gli attori istituzionali e ai gestori della rete di 'fare sistema' cercando sinergie, individuare
meccanismi di finanziamento innovativi, capaci di aprire al capitale privato, e avviare un
sistema di monitoraggio in grado di seguire tutte le fasi del processo, con particolare riferimento all’attuazione degli investimenti infrastrutturali e alle performance dei servizi”.