Destination Talks

Carlotta Ferrari, direttore Firenze Convention Bureau
Governance di destinazione: procedure omogenee o ognuno per sé?
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Lunedì scorso ho avuto il piacere di portare la testimonianza del Firenze Convention Bureau a Trieste in un interessante convegno, organizzato dalla Delegazione regionale di Federcongressi in collaborazione con Turismo FVG, che verteva sulla capacità dei convention bureau, e più in generale del turismo congressuale, di creare ricchezza nel territorio.

Ho raccontato l’esperienza di Firenze e l’evoluzione della governance di Firenze Convention Bureau in particolare degli ultimi 5 anni, quando da soggetto a maggioranza pubblica è divenuto soggetto privato, seppur ampiamente supportato dalle istituzioni locali. In un territorio a vocazione fortemente turistica, con centinaia di operatori e albergatori molto proattivi e formati in materia di congressuale, questa è probabilmente la soluzione più funzionale, soprattutto considerando le oggettive scarsità di risorse di cui dispongono gli enti pubblici. Ma non necessariamente è ovunque così.

Resto comunque convinta che le istituzioni, e in particolare i Comuni, dovrebbero farsi carico degli investimenti per lo sviluppo del turismo congressuale, industria che genera sul territorio un impatto economico straordinario che tutti noi conosciamo bene.

Resto altresì convinta che siano le destinazioni o città ad avere un ruolo primario nella promozione del congressuale (si candida un luogo molto specifico per acquisire un congresso) e del turismo in genere, e che questa debba poi essere rafforzata dalla promozione del brand di destinazione, funzione istituzionale attribuita al DMO nazionale (nel nostro caso l’Enit). Credo ormai sia condiviso da tutti: il turismo è fatto dalle destinazioni nazionali, e anche l’ampiamente auspicata riforma del Titolo V della Costituzione pare vada in questa direzione.

Guardando però ai vari modelli di convention bureau italiani, europei e internazionali, vediamo una grande eterogeneità di modelli di governance, con molte case history di successo diverse tra loro, dove il pubblico ha certamente un ruolo importante ma con modalità variegate. Sicuramente nella fase di start up di un convention bureau territoriale il ruolo del pubblico è fondamentale: per il raggiungimento degli obiettivi, per la garanzia di neutralità e per la legittimazione del bureau stesso; con il tempo questo ruolo può progressivamente scemare a favore dei soggetti privati che nel frattempo ne hanno testato l'efficacia. Ogni territorio, in effetti, dovrebbe con il tempo modellare il proprio convention bureau su di sé.

Il problema, se così possiamo chiamarlo, è un altro: i vari modelli di governance corrispondono a diversi modelli operativi e questo genera meccanismi diversi con cui le destinazioni si interfacciano con la clientela internazionale, presentano candidature e con cui gli operatori locali si relazionano fra loro.

La presenza dei privati nella compagine sociale di un convention bureau genera da una parte meccanismi condivisi e coinvolgimento delle imprese nell’acquisizione e distribuzione del business; dall’altra però un bureau pubblico garantisce maggiore neutralià e rappresentatività del territorio ed è dotato di maggiori risorse per attrarre business.

La costituzione dell’Italia Convention Bureau sotto forma di Rete di imprese mette la questione sotto la lente di ingrandimento. Il convention bureau nazionale dovrà infatti costruire un prodotto rappresentativo della destinazione Italia, coordinare le destinazioni locali, promuoverle verso i mercati internazionali e fare piovere opportunità di business sui territori.

Credo che la Rete di imprese nazionale appena costituita possa essere anche un’opportunità per stimolare best practice nelle singole destinazioni, favorendo procedure omogenee di presentazione delle candidature che coinvolgano tutti gli attori e operatori congressuali di un territorio, ciascuno per le proprie competenze.

Sul modello svedese, ovunque il cliente desideri organizzare un congresso, avrà la stessa professionalità nella risposta e nelle procedure di presentazione dell'offerta. Questo aspetto rende al cliente la vita più facile. Qualcuno potrebbe obiettare che ciascun territorio deve poter operare secondo il proprio regolamento, anche a scapito dell’omogeneità e riconoscibilità delle procedure nell’ambito della destinazione-paese. Voi cosa ne pensate?

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