Chiude il Convention Bureau Italia, diventerà un ufficio Enit senza fondi dedicati
A

Lo stand del Convention Bureau Italia all'EIBTM 2011

Nella prossima riunione del 19 dicembre il consiglio di amministrazione dell’Enit si appresta a deliberare la liquidazione del Convention Bureau Italia, società per azioni costituita a inizio 2011 che l’Enit controlla al 100% attraverso Promuovi Italia.

Dopo nemmeno due anni di vita, e nonostante gli operatori del settore congressuale ne abbiano da sempre sostenuto la necessità, l’unico organismo deputato alla promozione della destinazione Italia sul mercato internazionale degli eventi rischia quindi di essere soppresso in quanto tale per divenire uno degli uffici Enit.

A denunciarlo è il presidente di Federcongressi&eventi Paolo Zona: “La fine del Convention Bureau Italia ci riporta indietro almeno di sette anni, quando l’unico organismo promozionale della nostra filiera era il network interregionale Italia for Events e il congressuale era una delle tante cose di cui l’Enit si occupava, senza fondi dedicati” dice Zona. “Rimettere il tutto in un ufficio dell’Enit dopo che a me personalmente sia il ministro Gnudi che il nuovo presidente Celli avevano detto il contrario, significa decretare la morte della promozione del nostro turismo congressuale”.

Numeri alla mano, il settore congressuale italiano non sta facendo faville: i dati dell’Osservatorio Congressuale Italiano presentati la scorsa settimana (vedi sotto l'articolo con tutti i dati) hanno sottolineato che, a fronte di un’Europa che nel 2011 ha ospitato il 55% degli eventi internazionali che si sono svolti a livello globale, l’Italia non ha saputo cogliere appieno questa potenzialità, registrando numeri in calo: -2,88% nel numero di eventi, -3,01% di partecipanti, -13,10% di giornate di presenza congressuale e -12,82% di pernottamenti.

Questi dati, dice Federcongressi&eventi, confermano l’assoluta necessità di un organismo di promozione coordinata dell’industria degli eventi italiana, un convention bureau appunto, super partes e indipendente, dotato di risorse umane specializzate, di strumenti operativi idonei e di fondi gestibili in autonomia, al pari di quanto già avviene da molti anni presso i nostri principali competitor stranieri: Austria, Finlandia, Francia, Germania, Olanda, Spagna e Svizzera.

“Il Convention Bureau Italia rischia di chiudere senza aver apportato nulla, in termini di business, al paese, che sugli eventi internazionali non riesce a decollare” continua Zona. “Servirebbe una struttura nuova, più agile e competente, con un minimo di dotazione economica adeguata, capace di comprendere le logiche del mercato congressuale mondiale, e soprattutto di mettere gli operatori in condizione di rapportarsi con questo organismo, svolgendo una funzione di monitoraggio e non di concorrenza, come purtroppo è stato sino a ora”.

La ragione della chiusura non è la mancanza di fondi, come si potrebbe essere indotti a credere di questi tempi. Dei sette milioni di euro di budget iniziale messi a disposizione dal ministro Brambilla, sotto il cui mandato è stato costituito il bureau, ne sono stati spesi soltanto tre. Il problema, secondo Paolo Zona, è che, probabilmente, il nuovo management dell’Enit ha in programma di destinare ad altro i quattro rimanenti. È questa la ragione della temuta declassificazione del Convention Bureau Italia a semplice ufficio Enit, per il quale risulterebbe difficile, altrimenti, recuperare e gestire per altre finalità soldi destinati a una società giuridicamente autonoma e distinta.

Federcongressi&eventi "continuerà a battersi perché l’Italia congressuale abbia una struttura dedicata alla propria promozione nel mondo" dice Zona. "Abbiamo costituito un comitato di soci che produrrà una lista di proposte collaborative, con i capisaldi di un’efficace azione di marketing verso l’estero, e ci piacerebbe che queste proposte venissero prese come punto di partenza per una strategia operativa finalmente efficace".

Commenta su Facebook