Riforma del Titolo V, il turismo ritorna materia di Stato: Celli (Enit) contrario “ci sono cose più urgenti da fare”
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Pier Luigi Celli

È contrario alla riforma del Titolo V della Costituzione, che riporterebbe il turismo sotto l’egida dello Stato, il presidente dell’Enit Pier Luigi Celli: “Ci sono cose più urgenti da fare che non discutere di assetti istituzionali, perderemmo solo tempo quando invece la priorità è operare” ha detto giovedì scorso in apertura di TTG Incontri, la fiera B2B del turismo che si è chiusa sabato a Rimini.

Il ddl approvato dal Governo Monti una decina di giorni fa, che inizia ora il proprio iter di vaglio parlamentare, riscrive le disposizioni che nel 2001, con la prima modifica del Titolo V, avevano dato alle Regioni competenza di legiferare in diverse materie, fra cui il turismo. La riforma proposta riporta ora il turismo allo status di materia di competenza concorrente, su cui lo Stato si riprende la facoltà di dettare le linee guida a livello nazionale e lascia alle Regioni la possibilità di legiferare entro le linee stabilite.

“L’Enit deve recuperare credibilità e porsi al centro delle strategie regionali per lo sviluppo e la promozione del turismo, sapendo che occorre presentarsi sui mercati internazionali con il brand unitario Italia, sotto il cui ombrello devono rientrare i progetti di tutti” ha detto Celli. “Collaboreremo quindi con le Regioni, facendo da collante, pur con le poche risorse che il Governo ha messo a disposizione. Con i 18 milioni che abbiamo lavoreremo per promuovere i prodotti che hanno appeal, cercando di migliorare la nostra reputazione sui mercati internazionali”.

L’affondo di Celli al ddl di riforma del Titolo V condivide nel merito quello di Maurizio Melucci, assessore al turismo della Regione Emilia Romagna, che pochi minuti prima era intervenuto al convegno di apertura di TTG Incontri dichiarando che “se nel turismo l’Italia ha perso quote di mercato non è certo per colpa delle Regioni ma perché sono mancati una politica per il turismo e un piano strategico nazionale”. “Vediamo ora quante risorse il Governo metterà sul piatto per il Piano strategico del turismo che dovrebbe essere definito entro l’anno” ha detto Melucci. “I problemi dell’Italia” ha concluso “non si risolvono con il centralismo, ma con le reti di istituzioni e di imprese”.

Favorevoli alla riforma, invece, le associazioni di categoria, che all’indomani dell’approvazione del ddl si sono espresse positivamente: Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ha salutato positivamente la modifica “perché ristabilisce le condizioni per sviluppare politiche di sistema”; Renzo Iorio, presidente di Federturismo, l’ha giudicata “un passo importante per il recupero di competitività e attrattività della destinazione Italia e ci auguriamo che consenta una più razionale ed efficace azione pubblica di utilizzo delle risorse”.

In linea con i “colleghi” delle associazioni anche Paolo Zona, presidente di Federcongressi&eventi, che però si esprime con riserva: “Sì alla riforma del Titolo V, però sono d’accordo con Celli sul fatto che non sia un’operazione prioritaria: l’attuale architettura istituzionale già consente di promuovere il brand nazionale e di sviluppare politiche coordinate a livello nazionale ma declinate secondo le specificità regionali”.

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